inversamente proporzionale

Mi sono accorta di una cosa, forse banale: la proporzione tra l’entusiasmo e l’età.

Da piccoli sembra tutto una figata; con l’adolescenza anche i sogni cominciano a crescere. Si inizia persino a credere di poter conquistare il mondo. Ed ecco che iniziano le delusioni:  prima l’amore, poi gli studi,.. tutte cose di cui si cerca di farne la propria forza (tentativi inutili di consolarsi).

Una volta poi arrivati, ognuno al suo apice, si cerca di trovare la propria dimensione, a familiarizzare con l’habitat che abbiamo scelto; un passo in avanti, uno indietro per trovare quello che non sappiamo di star cercando: nuovi lavori, nuove passioni, giri e quant’altro, interrogandoci:  abbiamo fatto bene? male? cosa avremmo invece dovuto fare o evitare? ma soprattutto: siamo ancora in tempo? E allora si ricomincia. Tutto da capo. Solo che non è più la stessa cosa. Tutto va più veloce, le giornate sembrano più corte, le stagioni passere senza rendercene conto, gli anni volare e dentro questo vortice l’entusiasmo passare, soffiato via dalla brezza che soffia tra i primi capelli bianchi.

Poi lo si cerca ancora, e ancora, ovunque. Solo che ormai, appena arriva, svanisce subito. fino a che smette del tutto di arrivare. ma dov’è? chi sei?

ENTUSIASMO!!!????? dove sei finito????

oltre non ci sono ancora arrivata. Ma sogno ancora quel sorriso…..stampato sulla mia faccia quando vedevo le 11.05 sulle lancette dell’orologio al mio polso: indicavano la ricreazione.

Questioni di prospettiva

Una volta passeggiando guardavo la gente e pensavo: chissà quanto bene si sta lì dentro quelle case con le luci accese, chissà come ridono, cosa mangiano. Mi sembrava che chiunque fosse più fortunato di me, più bravo e migliore.
Aspettando l’autobus sotto la pioggia immaginavo i sedili delle macchine che passavano sulla strada e pensavo: “chissà quanto saranno comodi.”
Immaginavo il comfort come un traguardo irraggiungibile, l’amore come una fantasia delle fiabe e l’amicizia un auspicio prediletto per pochi.
È passato un po’ di tempo da allora e sono un po’ cresciuta; insieme a me anche la prospettiva da cui guardo le stesse cose. È come se fossi salita su una scala, anzi, su una torre e dall’alto guardassi lo stesso paesaggio. Nelle mani ora mi sembra di avere una lente di ingrandimento e riesco a scrutare ogni minimo dettaglio: l’unica cosa che mi sembra oggi è che da nessuna parte è meglio che a casa mia, così com’è.

Come si fa ad andare d’accordo?

Facile: basta ricordarsi che non dobbiamo per forza farlo.
Ognuno ha i propri gusti, pensieri, paranoie.
Non c’è nessuno giusto nè sbagliato;
siamo semplicemente diversi.

A partire proprio dagli amici più stretti e fino ai propri genitori. Non ci si può omologare. Anzi! Trovare le diversità che ci caratterizzano e farne i punti di forza è il segreto migliore.
Quando qualcuno mi critica io sono felice. Dico: “Grazie!” Almeno mi considera. È già qualcosa. Ancora meglio se, in grado di farlo in faccia. E per consolarmi, mi chiedo: “a me, invece, piace il modo, l’oggetto, il pensiero o quel che è, di chi mi giudica?” Allora capisco che è meglio abbassare la testa e dire: “Grazie!” Di essere diversi!!!:-)

Poi, se si tratta di andarci d’accordo è tutt’altra cosa.
Non dico impossibile,
ma senz’altro un arte molto raffinata.
Imparare ad accettare, ma soprattutto a rispettare, le differenze che caratterizza ciascuno di noi è qualcosa di straordinario,
che fa stare bene noi stessi in primis e quelli con cui abbiamo o “dobbiamo” in qualche modo averci a che fare.

A volte basta aspettare

Ci sono tante cose da fare, modi diversi e quant ‘altro
Ma in certi momenti non c è via migliore se non quella della pazienza
Sembra uno spazio vuoto, un silenzio infinito ogni attimo che si cerca di aspettare
Invece è colmo, strapieno di pensieri, azioni, scelte infinite

Relazioni pericolose

Sbuca un naso, brutto, su una faccia già nota però. Il culo è sfondato, la voce però penetrante. Sembra persuaderti come a voler colmare quel vuoto di quando hai fame. Ricucire i pezzetti della famiglia sbriciolata per farti sentire l’illusione della sensazione di casa. L’emozione di essere amati incondizionatamente, coccolati e capiti. In quel momento non ti importa tanto di quel che mangi, l’importante è saziarti. Giusto per poterti reggere in piedi e andare avanti. Ed ecco che scatta il fatidico bacio.

Ma quando il boccone è finito è gia troppo tardi per rendersene conto che era avvelenato. Un pò come la famosa mela. Ci si ritrova subito incastrati.
Prigionieri di relazioni spuntate per fotosintesi clorofilliana. Il tempo libero sciolto per osmosi e l’io diventato noi.
E allora via ai sogni, ai vani tentativi di convincersi che possa andare. Spesso lo si tende persino a confondere con l’amore.
Peccato però che si tratti solo di un miraggio nel deserto, quando si è in preda al panico e sembra aver trovato l’oasi della pace che tanto si andava cercando.
La realtà che si rifiuta di guardare in faccia è, invece, pura sabbia

30 60 90

Lo scenario è questo. Una persona a 30 anni si sveglia la mattina e pensa:

Devo fare questo, poi quest’altro, poi di corsa qui e poi lì..e si sente in grado di cambiare ancora qualcosa, di fare, di essere UTILE in qualche modo a qualcuno.
A 60 anni ci si sveglia e si pensa: come fare a sentirsi meno INUTILE?
A 90 invece, se ci si arriva lucidi: come fare a essere di PESO il meno possibile?

Ma credo sia la natura, il corso della vita. Il fluire del tempo nelle vene del nostro corpo. Accettare i cambiamenti fa parte di questo gioco a cui tutti giochiamo. Certo non è facile. Più si va avanti, più si fa dura. E allora ecco che scatta la caccia al colpevole. Si tende a prendersela un po’ con tutti, senza trovare il responsabile, quello cui si era abituati obbedire. Ci si gira un attimo e di colpo l’immagine riflessa nello specchio è stropicciata.

“Ma quando è successo tutto questo? “Ci si chiede. Proprio ora che sembra aver capito come funziona, non c’è più modo di mettere in pratica. I consigli diventano inopportuni, le parole di troppo, le visite di circostanza.

Il vocabolario la definisce: vecchiaia. E io credo sia la cosa più bella che possa capitare.