inversamente proporzionale

Mi sono accorta di una cosa, forse banale: la proporzione tra l’entusiasmo e l’età.

Da piccoli sembra tutto una figata; con l’adolescenza anche i sogni cominciano a crescere. Si inizia persino a credere di poter conquistare il mondo. Ed ecco che iniziano le delusioni:  prima l’amore, poi gli studi,.. tutte cose di cui si cerca di farne la propria forza (tentativi inutili di consolarsi).

Una volta poi arrivati, ognuno al suo apice, si cerca di trovare la propria dimensione, a familiarizzare con l’habitat che abbiamo scelto; un passo in avanti, uno indietro per trovare quello che non sappiamo di star cercando: nuovi lavori, nuove passioni, giri e quant’altro, interrogandoci:  abbiamo fatto bene? male? cosa avremmo invece dovuto fare o evitare? ma soprattutto: siamo ancora in tempo? E allora si ricomincia. Tutto da capo. Solo che non è più la stessa cosa. Tutto va più veloce, le giornate sembrano più corte, le stagioni passere senza rendercene conto, gli anni volare e dentro questo vortice l’entusiasmo passare, soffiato via dalla brezza che soffia tra i primi capelli bianchi.

Poi lo si cerca ancora, e ancora, ovunque. Solo che ormai, appena arriva, svanisce subito. fino a che smette del tutto di arrivare. ma dov’è? chi sei?

ENTUSIASMO!!!????? dove sei finito????

oltre non ci sono ancora arrivata. Ma sogno ancora quel sorriso…..stampato sulla mia faccia quando vedevo le 11.05 sulle lancette dell’orologio al mio polso: indicavano la ricreazione.

l’arma vincente: la parola

Cosa ci vuole per costruire imperi, credenze, rapporti sociali e quant’altro?

le parole giuste

e come si distruggono? interi  colossi automobilistici fatti a pezzettini, famiglie in frantumi e così via? sempre nello stesso modo, con la parola.
ed è proprio la parola giusta al momento giusto a fare la differenza;  una differenza che può essere abissale tra la situazione che si creerebbe con la parola sbagliata nel momento sbagliato.

eh sì.. non si è mai troppo attenti con quest’arma, troppo pericolosa: la parola. Un’arma a portata di tutti, ma in pochi a saperla maneggiare.

immagini che prendono vita

San Valentino, Venezia, il romanticismo per antonomasia. Lui si inginocchia, tira fuori dalla tasca l’anello ed eccola lì. L’immagine di lei bidimensionale che lascia lì quel panorama ed esce fuori da questa photo. Salta direttamente in un’altra, ambientata in un’antica villa dell’800. Vestita con abiti di quell’epoca, intrappolata tra mobili d’antiquariato, vuole uscire, ma ovviamente la macchina non c’è. Allora scappa, corre di nuovo. Anzi, salta. Entra nel quadro di Munch. Il famoso urlo ora le fa da cornice. “ tra barche e cavalli, come faccio a raggiungere i miei sogni?” pensa. Allora chiude gli occhi, sospira e si rilassa. Nel lasciarsi andare capisce che il suo sogno era proprio questo: la libertà di potersi immaginare ovunque, con chiunque, la libertà di poter ancora sognare.

Relazione tra passato e futuro

Sento discorsi di giovani che arrotolano sigarette seduti sul motorino e comincio a sentire il languorino di gioventù in gola. Diventa sempre più oprimente quando guardo il mio trascorso con la lente di ingrandimento e mi rendo conto di quanto tempo ho sprecato a fare cose che pensavo di dover fare. Dovere dovere dovere? Ma perchèèèè questa convinzione? Dove la prendevo questa convinzione che se avessi fatto quello che pensavo di dover fare sarebbe andato tutto bene? Ho voglia di tornare indietro per mangiare a gran bocconi tutte quelle prelibatezze così delicate che c’erano attorno al mio vissuto che non ho mai avuto il coraggio di assaggiare.

Ma la cosa più bella è proprio qui, nei miei occhi ora, nel presente. Ancora senza rughe che guardano indietro per capirsi, per trovare la strada. E se tra vent’anni dovessi ritrovarmi punto a capo a capire quanto sto sbagliando ora?

Questioni di prospettiva

Una volta passeggiando guardavo la gente e pensavo: chissà quanto bene si sta lì dentro quelle case con le luci accese, chissà come ridono, cosa mangiano. Mi sembrava che chiunque fosse più fortunato di me, più bravo e migliore.
Aspettando l’autobus sotto la pioggia immaginavo i sedili delle macchine che passavano sulla strada e pensavo: “chissà quanto saranno comodi.”
Immaginavo il comfort come un traguardo irraggiungibile, l’amore come una fantasia delle fiabe e l’amicizia un auspicio prediletto per pochi.
È passato un po’ di tempo da allora e sono un po’ cresciuta; insieme a me anche la prospettiva da cui guardo le stesse cose. È come se fossi salita su una scala, anzi, su una torre e dall’alto guardassi lo stesso paesaggio. Nelle mani ora mi sembra di avere una lente di ingrandimento e riesco a scrutare ogni minimo dettaglio: l’unica cosa che mi sembra oggi è che da nessuna parte è meglio che a casa mia, così com’è.

scegli tu il titolo

picasso

Beppe dice a Maria: “Ei, sai che nell’elenco telefonico ho trovato dei nomi di persone veramente curiosi, come Assunto LICENZIATO, PIZZA Margherita o Felice MASTRONZO?!”

dopo 5 minuti

Maria dice a Beppe: “Pensa che dall’elenco telefonico risulta esistere persone con nomi davvero bizzarri, come ASSUNTO licenziato, PIZZA Margherita o addirittura Felice MASTRONZO!”

Beppe guarda Maria e le dice: “ma te l’ho appena detto io questo!”

Maria gli risponde: “é vero, ma volevo troppo raccontarlo anch’io e non sapevo a chi.”

Come si fa ad andare d’accordo?

Facile: basta ricordarsi che non dobbiamo per forza farlo.
Ognuno ha i propri gusti, pensieri, paranoie.
Non c’è nessuno giusto nè sbagliato;
siamo semplicemente diversi.

A partire proprio dagli amici più stretti e fino ai propri genitori. Non ci si può omologare. Anzi! Trovare le diversità che ci caratterizzano e farne i punti di forza è il segreto migliore.
Quando qualcuno mi critica io sono felice. Dico: “Grazie!” Almeno mi considera. È già qualcosa. Ancora meglio se, in grado di farlo in faccia. E per consolarmi, mi chiedo: “a me, invece, piace il modo, l’oggetto, il pensiero o quel che è, di chi mi giudica?” Allora capisco che è meglio abbassare la testa e dire: “Grazie!” Di essere diversi!!!:-)

Poi, se si tratta di andarci d’accordo è tutt’altra cosa.
Non dico impossibile,
ma senz’altro un arte molto raffinata.
Imparare ad accettare, ma soprattutto a rispettare, le differenze che caratterizza ciascuno di noi è qualcosa di straordinario,
che fa stare bene noi stessi in primis e quelli con cui abbiamo o “dobbiamo” in qualche modo averci a che fare.