Relazione tra passato e futuro

Sento discorsi di giovani che arrotolano sigarette seduti sul motorino e comincio a sentire il languorino di gioventù in gola. Diventa sempre più oprimente quando guardo il mio trascorso con la lente di ingrandimento e mi rendo conto di quanto tempo ho sprecato a fare cose che pensavo di dover fare. Dovere dovere dovere? Ma perchèèèè questa convinzione? Dove la prendevo questa convinzione che se avessi fatto quello che pensavo di dover fare sarebbe andato tutto bene? Ho voglia di tornare indietro per mangiare a gran bocconi tutte quelle prelibatezze così delicate che c’erano attorno al mio vissuto che non ho mai avuto il coraggio di assaggiare.

Ma la cosa più bella è proprio qui, nei miei occhi ora, nel presente. Ancora senza rughe che guardano indietro per capirsi, per trovare la strada. E se tra vent’anni dovessi ritrovarmi punto a capo a capire quanto sto sbagliando ora?

questioni di tempo

“Vuoi sposarmi?”

“Si!”

Scenario tipico. A volte invertono i ruoli ma la costante è sempre  lo scalpore di chi riceve la proposta. 

Mentre chi la fa ci ha meditato, avuto tutto il tempo per esserne consapevole e volere la cosa, chi la riceve si trova spiazzato di fronte ad una persona che pensa di amare o almeno cui sicuramente non vuol fare del male dicendo “no”. Giusto? O fargli fare figuracce di fronte alle famiglie e amici pronti a schizzare come se avesse fatto goal la squadra del cuore.

Ecco che allora si fa sentire il bisogno del TEMPO, e non parlo dei fazzoletti per asciugare la lacrimuccia, ma di quell’entità talmente astratta ed indefinita, preziosa più dell’anello che si riceve, che troppo spesso non si ha il coraggio di riservarsi.

Non solo di fronte a situazioni del genere ma anche di fronte a cose più banali come prepararsi pietanze sane e gustose invece di optare per l’espresso o il ristorante, fare dell’esercizio fisico all’aperto: due passi a piedi in più parcheggiando più lontano o quant’altro. D’accordo. Sto esagerando . Il punto è questo però: siamo fatti di piccole scelte; dall’alzarsi e quando la mattina, cosa indossare, cosa mangiare, dove e come andare. E per ognuna di queste decisioni siamo solo noi i responsabili . Siamo noi che paghiamo sulla nostra pelle i segni di scelte sbagliate e residui di vite insoddisfatte. Forse l’unico modo per azzeccarle è darsi del TEMPO. Invece di correre sulla strada sbagliata e dover ricominciare da capo. Perché a volte può anche essere troppo tardi . 

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Questioni di prospettiva

Una volta passeggiando guardavo la gente e pensavo: chissà quanto bene si sta lì dentro quelle case con le luci accese, chissà come ridono, cosa mangiano. Mi sembrava che chiunque fosse più fortunato di me, più bravo e migliore.
Aspettando l’autobus sotto la pioggia immaginavo i sedili delle macchine che passavano sulla strada e pensavo: “chissà quanto saranno comodi.”
Immaginavo il comfort come un traguardo irraggiungibile, l’amore come una fantasia delle fiabe e l’amicizia un auspicio prediletto per pochi.
È passato un po’ di tempo da allora e sono un po’ cresciuta; insieme a me anche la prospettiva da cui guardo le stesse cose. È come se fossi salita su una scala, anzi, su una torre e dall’alto guardassi lo stesso paesaggio. Nelle mani ora mi sembra di avere una lente di ingrandimento e riesco a scrutare ogni minimo dettaglio: l’unica cosa che mi sembra oggi è che da nessuna parte è meglio che a casa mia, così com’è.

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picasso

Beppe dice a Maria: “Ei, sai che nell’elenco telefonico ho trovato dei nomi di persone veramente curiosi, come Assunto LICENZIATO, PIZZA Margherita o Felice MASTRONZO?!”

dopo 5 minuti

Maria dice a Beppe: “Pensa che dall’elenco telefonico risulta esistere persone con nomi davvero bizzarri, come ASSUNTO licenziato, PIZZA Margherita o addirittura Felice MASTRONZO!”

Beppe guarda Maria e le dice: “ma te l’ho appena detto io questo!”

Maria gli risponde: “é vero, ma volevo troppo raccontarlo anch’io e non sapevo a chi.”

Come si fa ad andare d’accordo?

Facile: basta ricordarsi che non dobbiamo per forza farlo.
Ognuno ha i propri gusti, pensieri, paranoie.
Non c’è nessuno giusto nè sbagliato;
siamo semplicemente diversi.

A partire proprio dagli amici più stretti e fino ai propri genitori. Non ci si può omologare. Anzi! Trovare le diversità che ci caratterizzano e farne i punti di forza è il segreto migliore.
Quando qualcuno mi critica io sono felice. Dico: “Grazie!” Almeno mi considera. È già qualcosa. Ancora meglio se, in grado di farlo in faccia. E per consolarmi, mi chiedo: “a me, invece, piace il modo, l’oggetto, il pensiero o quel che è, di chi mi giudica?” Allora capisco che è meglio abbassare la testa e dire: “Grazie!” Di essere diversi!!!:-)

Poi, se si tratta di andarci d’accordo è tutt’altra cosa.
Non dico impossibile,
ma senz’altro un arte molto raffinata.
Imparare ad accettare, ma soprattutto a rispettare, le differenze che caratterizza ciascuno di noi è qualcosa di straordinario,
che fa stare bene noi stessi in primis e quelli con cui abbiamo o “dobbiamo” in qualche modo averci a che fare.

Cos’è per me l’uomo?

È lo stretto tra quelle braccia che ti fa sentire una piuma leggerissima
È il profumo del mio piatto preferito in cucina
È l’Inno alla gioia di Beethoven
È all inclusive – amore, odio, amico, genitore, cane –
È la forza disumana che fa scivolare le labbra nelle mutande quando incroci il suo sguardo
È il senso di essere donna, di essere diversa, per poterlo completare
È il pensiero che non mi viene in mente e l’unico a cui penso sempre
È la parola di conforto, la spalla su cui piangere, il nido in cui rifugiarsi
È l’amore infinito che mi nutre il cuore, apre la mente e da il coraggio di affrontare qualunque cosa