Quanto costa la felicità?

Forse dipende dalla valuta di scambio. Se si pagasse in tempo, forse non basterebbe una vita. Se si trattasse di sorrisi, beh allora forse ne basterebbe uno solo, della persona giusta. Se si trattasse invece di soddisfazioni, credo nessuna. Di obiettivi? Qualunque. E di amore? Il mio!

IL CORAGGIO

È la paura. Penso siano due facce della stessa medaglia. Oppure madre e figlio. Comunque sia è una condicio sine qua non. Se non esistesse la paura, non ci sarebbe nemmeno il coraggio.

È un sentimento inversamente proporzionale allo scorrere del tempo. Da piccoli ci si butta a scattafascio a testa in giù, da grandi si pensa prima di fare ogni passo.

Peccato però che da grandi il pannolino venga accantonato, perché è solo allora che si comincia a farsela addosso veramente.

AMORE?

L’amore è un arte. È un credo. Talmente forte da colmare il vuoto anche quando manca.

L’amore è quella cosa che ti fa cambiare stazione radio dicendo: questo no, questo no questo no e poi finalmente arriva la canzone giusta, il volume sale a palla e il cervello e il corpo cominciano a produrre serotonina. Poi però il momento passa, la canzone finisce e cominci a voler sentire dell’altro. Giusto?

Beh, credo che l’amore è essere quella stazione radio che fa sentire sempre la cosa giusta al momento giusto a chi credi di poter amare.

IL PROGRESSO

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Il progresso è proprio l’uscire fuori dalla zona di comfort. Significa a volte fare il passo più lunga della gamba, osare, buttarsi.

Inciampare, cadere, farsi male ma comunque provarci. Provare a chiedere la mano, dire di sì, evitare qualche “no grazie”, bussare a qualche porta, aprire una partita iva. Insomma, tutto quello che spaventa e che non sembra mai comodo.

Il risultato? L’80% un fallimento. Però è l’unica via per accedere a quel 20% di possibilità di farcela.

Certo, puoi sempre continuare a fare la stessa cosa sperando che il risultato cambi, ma non ti stupire se la vita, passandoti accanto, ti saluta con la mano portandosi con se ogni chance di viverla.

 

IL COMFORT

Quella sensazione di godimento, insita nella nostra natura, di cui proprio non si riesce a fare a meno. Persino nelle relazioni troppo spesso ci si incastra nell’eterno fidanzamento. Quella posizione di comodo che ci rende liberi ma non soli. Non impegnati ma nemmeno disoccupati.

Ma quanto dura? C’è un limite o si tratta solo di un eterna attesa nella speranza che arrivi qualcosa di meglio?

GENITORI – fare ed esserlo – due cose diverse

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La fondamentale differenza tra l’ESSERE e FARE i genitori.

Direi che esserlo, tra le due, sembra la più facile nella maggior parte dei casi. Fai un figlio e sei genitore. E poi? Come si fa a farlo?

Beh, questa è tutt’un’altra storia. Tramandata credo di generazioni in generazioni tramite DNA  e non solo. Consigli mai accettati, punti di vista non condivisi, liti e abbracci di consolazione. Ma soprattutto tanti sbagli, tappe bruciate e stereotipi che sembrano sempre vissuti per la prima volta.

Impegnarsi a capire, a cedere, a distinguere quando è meglio dire di si piuttosto che no. Ma soprattutto a riconoscere il momento in cui è necessario accettare e cosa: una mano, un parere o una semplice carezza.

Essere fermi nelle posizioni che si prendono per non indurre in errore. Cercare di essere affettuosi ma non troppo. Stare sempre allerta ma non addosso. Insomma. È un casino. E non esistono manuali.

C’à solo un modo per imparare a farlo. Ascoltare il proprio istinto. La propria natura. Il flusso naturale delle cose. Lasciar scorrere il coraggio insieme alla paura, aprire gli occhi e seguire il proprio cuore pieno di amore che ci indica sempre la strada giusta.

L’AMORE

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È irrazionale. Senza regole, senza confini. È l’unico mondo in cui 1 + 1 può risultare 3, 4, 2 o anche altro. È senza tempo, senza spazio. È infinito. Non parla una lingua, non si scrive. Si fa persino fatica  a spiegare. Certo, lo si prova. Ma chissà com’è. Cos’è? Cosa prova uno quando dice di amare?

A volte non guarda neppure in faccia. Altre volte fa persino schifo, eppure il cuore palpita a mille, il cervello si annebbia e comincia quella dipendenza dal pensiero incessante. Una forza disumana pompa le vene, oscura il resto ed il tutto riconduce a quella figura senza cui nulla sembra aver senso.

Spesso si cerca di scappare, di evitare, di non pensarci. Passa il tempo, i capelli diventano sempre più chiari, la pelle più flaccida, l’amore invece sempre più intenso. Più forte, più vivo che mai. È proprio così: eterno. Cadono le foglie, arriva la neve, poi gli alberi si colorano di verde, anno dopo anno. Ed insieme alle stagioni passano anche gli anni, portandosi via il proprio tempo rubato alla vita. Ma dov’è l’amore in tutto ciò?

Dove si nasconde? Come si chiama? Cos’è? Fede, scaramanzia, orgoglio o addirittura compassione?

Come si fa a definire qualcosa che cambia continuamente? Che è in continua evoluzione?

LA LIBERTA’

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MIO figlio …

MIA moglie…

E quant’altro.

Ho sentito troppo spesso l’aggettivo possessivo usato a sproposito, senza nemmeno rendersene conto. Almeno spero. Va bene il formaggino, ma le persone sono tutt’altro, direi. È per questo che indipendentemente dalla razza, dalla classe sociale, professione, età e così via, siamo dotati tutti, ma proprio tutti, di un NOME e COGNOME. Magari non piacciono, d’accordo. E allora via ai nomignoli, pseudonimi e abbreviazioni varie, ma l’unica cosa da non scordarsi è che, per quanto si pensi proprio, il compagno, il figlio, l’amante e persino il genitore: non ci appartiene! Nessuno! Mai! È solo un’illusione data dall’uso scorretto del linguaggio. E spesso fraintendiamo questo messaggio spacciandolo per verità che non è.

Per quanto preziose, care e speciali siano le persone, ognuna è indipendente, a sé stante e libera. Questo credo sia il principio base di qualunque relazione.

Riuscire a lasciar andare, cadere, sbagliare e poi perdonare è l’arte straordinaria dello stare insieme. Accettarsi, apprezzarsi e amarsi per quello che si è, senza pretendere alcuna limitazione, impostazione sociale o definizione.

Sembra scontato, ma non lo è. Sembra facile ma non è così. Anzi, credo sia la cosa più semplice in assoluto: sia da sbagliare che da correggere.