Cose fuori luogo

Ci sono alcuni oggetti, tipo una scarpa, che vista addosso ad un bel piede, può piacere. Immaginate però la stessa scarpa in uno scenario diverso: tipo in mezzo ad una strada. È sempre la stessa scarpa in fondo, ma la sensazione che suscita è tutt’altra.
Allo stesso modo credo si debba intendere anche il tempo, le persone, il cibo è tutto il resto. Non è solo questione di ordine. Penso si tratti più che altro di sincronia, di alchimia, di coincidenze. Insomma, della cosa giusta al momento giusto.
Come una fede messa al dito adatto, un bImbo nel grembo della persona che si ama, il sorriso sulle labbra che si vogliono baciare

Il rovescio dell’estate

A volte capita che l’apparenza inganni. Del tipo la mise di una ragazza, che appena si spoglia, vorresti riavvolgere il nastro. Invece d’estate è proprio il contrario. Ci si conosce in spiaggia, nudi e crudi, poi magari si prende un appuntamento. E quando si esce,  si rimane basiti dal trucco, dal gusto orrido dei tacchi e dallo stile reciproco.

La pioggia è spesso forte, ma dura il tempo di un paio di lampi.

Il sole è caldo, ma l’atmosfera sempre più fredda, tutti più distanti.

Le stesse cose costano sempre almeno il doppio.

Il buio della notte si riduce invece a metà.

L’aria diventa condizionata e la musica life.

Il ghiaccio rimbalza nei bicchieri, l’alcool nei cervelli

scattano le gare di foto sui social

a testimoniare il vano tentativo di divertimento.

Alla fine quel che rimane è solo un ricordo sfocato

e tanta voglia di un altro drink, per dimenticare.

Quanto costa la felicità?

Forse dipende dalla valuta di scambio. Se si pagasse in tempo, forse non basterebbe una vita. Se si trattasse di sorrisi, beh allora forse ne basterebbe uno solo, della persona giusta. Se si trattasse invece di soddisfazioni, credo nessuna. Di obiettivi? Qualunque. E di amore? Il mio!

IL CORAGGIO

È la paura. Penso siano due facce della stessa medaglia. Oppure madre e figlio. Comunque sia è una condicio sine qua non. Se non esistesse la paura, non ci sarebbe nemmeno il coraggio.

È un sentimento inversamente proporzionale allo scorrere del tempo. Da piccoli ci si butta a scattafascio a testa in giù, da grandi si pensa prima di fare ogni passo.

Peccato però che da grandi il pannolino venga accantonato, perché è solo allora che si comincia a farsela addosso veramente.

IL PROGRESSO

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Il progresso è proprio l’uscire fuori dalla zona di comfort. Significa a volte fare il passo più lunga della gamba, osare, buttarsi.

Inciampare, cadere, farsi male ma comunque provarci. Provare a chiedere la mano, dire di sì, evitare qualche “no grazie”, bussare a qualche porta, aprire una partita iva. Insomma, tutto quello che spaventa e che non sembra mai comodo.

Il risultato? L’80% un fallimento. Però è l’unica via per accedere a quel 20% di possibilità di farcela.

Certo, puoi sempre continuare a fare la stessa cosa sperando che il risultato cambi, ma non ti stupire se la vita, passandoti accanto, ti saluta con la mano portandosi con se ogni chance di viverla.

 

Reportage del cervello: 2 minuti di ripresa

O che bella giornata! Sembra ci sia qualche chance che venga fuori anche un raggio di sole! Che palle pero’ doversi alzare dal letto. Va beh, dai metto su il tè veloce e torno tra le coperte. Ma ormai che sono qui tiro fuori anche i biscotti e va beh faccio colazione.

Driiiin, suona il telefono. Chi è di prima mattina?

ciao!

ciao!

come va?

bene grazie, tu?

bene. Silenzio. Ora che vuole? Che mi metta pure ad intrattenere? Che palle!

Comincio ad ascoltare, nel frattempo penso: il bucato sarà disteso? Il tè missache’ sta bollendo. Sento odore di cacca. Ecco perché piange. Devo cambiare il pannolino. Sento di nuovo silenzio. Mi avrà chiesto qualcosa? Rispondo di sì. Tanto me lo ripeterà altre mille volte.

Che bei ricordi quella maglietta che indossa mio marito sta mattina. Quanto gli salterei in braccio subito. Già mi manca. Non riesco a concepire che stia andando al lavoro per un altra intera giornata.

Devo tirare fuori il tappetino, pagare la bolletta e fare i buchi al bicchiere. Aspetta che mi lavo le mani e vengo.

Eccoti qua! Non si mette in bocca la tovaglia amore!

avro messo giù il telefono? Aspetta che già che ci sono scatto una foto di questo momento. E la What s up o subito alla mamma! La mia mamma! Perché non mi caga?

IL GIOCO VALE LA CANDELA?

Le cose da fare sono tante. Il tempo ė poco. Riuscire il tutto ė impossibile. Ė proprio qui che sorge il dubbio:  il gioco vale la candela?

A cosa siamo disposti a rinunciare? Ai nostri sogni? Alla carriera o alla famiglia? Dov’è la propria passione? È quella che ci guida nelle scelte o è quella cosa dimenticata in fondo all’armadio col pensiero che prima o poi la potremmo indossare ma l’occasione giusta stenta sempre ad arrivare?

Io me lo chiedo spesso e non riesco ancora a trovare una risposta. A volte mi sembra verde, altre rosso, insomma dipende dai momenti. Quando do da mangiare al lupo ottimista mi sembra di riuscire ad avere sia la botte piena che la famiglia felice, quando invece nutro il mio profondo pessimismo mi sembra tutto impossibile.

LE 5 COSE CHE ODIO

  1. I CONFRONTI ognuno è diverso, unico e speciale; ha la propria storia, le proprie origini e i propri fatti;-)  non mi piace quando di fronte ad un accadimento, per me importante, sento rispondere “ANCHE… un mio amico, parente ecc…
  2. I CONSIGLI NON RICHiESTI. Sono tanto graditi SOLO QUANDO e SE espressamente richiesti.
  3. IL RITARDO. Si può senz’altro far tardi, capita a tutti. Ma almeno avvertire prima per non farmi perdere TEMPO sarebbe carino. Non farmi aspettare neanche un minuto in cui potrei fare ben altro. In fondo cosa c’è di più prezioso del proprio tempo. Per me non c’è diamante che regga. E piuttosto che sprecarlo aspettando preferisco regalarlo a qualcuno cui possa risultare utile.
  4. LE BALLE. Chi non le ha mai dette? Ok, ci stanno, ogni tanto, ma a me non piacciono. È semplice il perché’: implicano oltre il danno anche la beffa. Se si vuole occultare qualcosa di sbagliato che si è fatto ci si nasconde spesso dietro ad una bugia. E allora io mi sento pure presa in giro. Come se non potessi capire che a volte si possa pure sbagliare.
  5. CHI NON RACCOGLIE LA CACCA DEL PROPRIO CANE. Adoro la natura e gli animali. Ma siamo in tanti e per godercela tutti al meglio ci vuole un minimo di RISPETTO!

LA COSA PIÙ DIFFICILE

almeno per me

è capire COSA VOGLIO

mi è capitato di prefissarmi obiettivi, spesso anche improponibili, con la speranza che una volta raggiunti sarei diventata felice. Ma più passa il tempo, più mi rendo conto… Cancelliamo tutto. Non mi piace. Ripartiamo:

come si fa a capire cosa si vuole? Ti è mai capitato di pensare di volere taaaanto quella cosa è una volta raggiunta pensare: “beh, in fondo non è niente di che” nelle migliori delle ipotesi. Altre addirittura: “sarebbe stato meglio farne a meno”.

ma come si fa a sapere prima di sbattere la testa che fa male?

Io continuo a sbattercela e a vivere di false aspettative. Anzi, lo vorrei, ma non ci riesco più. Mi sembra tutto inutile: sforzi, tempo ecc e non trovo nulla per cui valga la pena investire tutto ciò, se non per la mia famiglia.

IL POSTO PIÙ SICURO

LA PROPRIA MENTE

L’unico luogo in cui la fantasia incontra la realtà, si mettono a tavolino e si ubriacano, sfociando a volte in incubi altre in sogni bellissimi.

ma qual’e’ la verità?

Ogni mattina ci si sveglia e ci si mette addosso la propria maschera: chi da figli, chi da genitori, qualcun altro da moglie o marito che sia, da dipendente o imprenditore, da studente modello o da artista emergente. Insomma C e ne per tutti i gusti. Siamo in tanti. E le maschere gratis. Ma è’ possibile che non riusciamo a sceglierne  una che ci stia a pennello? Che ci vesta per quel che siamo?

al che la domanda sorge spontanea: chi siamo? L’insieme di tutto questo o nulla di tutto cio’?