Oggi

C è nulla di più spaventoso della paura. Nulla di più pesante del pensiero. Non è così terribile restare in casa quanto il pensiero di non poter uscire.

come faccio io? Invece del pigiamo scelgo i vestiti belli  così invece di girare come uno zombie, dormo vestita bene.

penso alle miliardi di cose che dovrei fare in casa così sembra che il momento giusto per farle non arrivi mai comunque:)

e aspetto, aspetto come tutti. Non so cosa ma EVITO DI FARE PROGRAMMI. Aspetto senza fare programmi. Così evito ulteriori frustrazioni. Una specie di, “quando sarà finita, quando sarò grande, un quando al quale nel frattempo mi preparo che possa anche non arrivare più.”

insomma, non vivo come fosse già  l’ultimo giorno, ma apprezzando lo stesso iltantissssimo che abbiamo. Forse l’unica cosa che manca è proprio la PAZIENZA.

Isole di plastica. Ghiacciai che scompaiono. Metano pronto a scoppiare sotto quello che rimane del Polo  Nord:

Io scrivo. Faccio figli. Sono legata in qualche modo a questa terra. Vorrei lasciare qualcosa dopo di me, possibilmente di bello.

Non sono una scienziata, non so cosa si possa fare, di certo però non posso non fare nulla.

 

destino

cos’è?

qualcuno lo ha mai visto?

è scritto davvero da qualche parte?

o è una solo una scusa comoda per dire “non ce l’ho fatta”

secondo me è qualcosa che cresce insieme a me, che decido io ogni volta. Spesso va nella direzione opposta a quella che vorrei, altre volte invece va esattamente dove nemmeno io sarei mai riuscita ad immaginare.

è un sogno.

a portata di mano

di ognuno

per raggiungerlo però serve tutto il resto: sfide, discese, abissi, e montagne da scalare. ma solo dopo ci si rende conto che tutto ha avuto senso.

inversamente proporzionale

Mi sono accorta di una cosa, forse banale: la proporzione tra l’entusiasmo e l’età.

Da piccoli sembra tutto una figata; con l’adolescenza anche i sogni cominciano a crescere. Si inizia persino a credere di poter conquistare il mondo. Ed ecco che iniziano le delusioni:  prima l’amore, poi gli studi,.. tutte cose di cui si cerca di farne la propria forza (tentativi inutili di consolarsi).

Una volta poi arrivati, ognuno al suo apice, si cerca di trovare la propria dimensione, a familiarizzare con l’habitat che abbiamo scelto; un passo in avanti, uno indietro per trovare quello che non sappiamo di star cercando: nuovi lavori, nuove passioni, giri e quant’altro, interrogandoci:  abbiamo fatto bene? male? cosa avremmo invece dovuto fare o evitare? ma soprattutto: siamo ancora in tempo? E allora si ricomincia. Tutto da capo. Solo che non è più la stessa cosa. Tutto va più veloce, le giornate sembrano più corte, le stagioni passere senza rendercene conto, gli anni volare e dentro questo vortice l’entusiasmo passare, soffiato via dalla brezza che soffia tra i primi capelli bianchi.

Poi lo si cerca ancora, e ancora, ovunque. Solo che ormai, appena arriva, svanisce subito. fino a che smette del tutto di arrivare. ma dov’è? chi sei?

ENTUSIASMO!!!????? dove sei finito????

oltre non ci sono ancora arrivata. Ma sogno ancora quel sorriso…..stampato sulla mia faccia quando vedevo le 11.05 sulle lancette dell’orologio al mio polso: indicavano la ricreazione.

immagini che prendono vita

San Valentino, Venezia, il romanticismo per antonomasia. Lui si inginocchia, tira fuori dalla tasca l’anello ed eccola lì. L’immagine di lei bidimensionale che lascia lì quel panorama ed esce fuori da questa photo. Salta direttamente in un’altra, ambientata in un’antica villa dell’800. Vestita con abiti di quell’epoca, intrappolata tra mobili d’antiquariato, vuole uscire, ma ovviamente la macchina non c’è. Allora scappa, corre di nuovo. Anzi, salta. Entra nel quadro di Munch. Il famoso urlo ora le fa da cornice. “ tra barche e cavalli, come faccio a raggiungere i miei sogni?” pensa. Allora chiude gli occhi, sospira e si rilassa. Nel lasciarsi andare capisce che il suo sogno era proprio questo: la libertà di potersi immaginare ovunque, con chiunque, la libertà di poter ancora sognare.

Come nessuno

Piercing, colori e tatuaggi; tentativi stravaganti di identificarsi. Allo stesso tempo tutti nella stessa fila a seguire miti irraggiungibili, modelli inimitabili e voglia di appartenenza. Insomma voglia di essere COME, nel vano tentativo di personalizzarsi. La confusione è tanta. La certezza una sola: nella propria pelle in pochi si trovano, in meno ancora ci stanno bene; ma soprattutto quella degli altri sembra sempre migliore.

Io cosa ne penso? Esattamente il contrario. Credo che per quanto si cerchi di imitare, non potremmo mai essere come nessuno. Siamo tutti diversi, anzi, diversissimi. Ognuno fatto a modo suo, particolare, unico ed irripetibile. Ed è proprio questa la ricchezza più grande in assoluto: la diversità.

Relazione tra passato e futuro

Sento discorsi di giovani che arrotolano sigarette seduti sul motorino e comincio a sentire il languorino di gioventù in gola. Diventa sempre più oprimente quando guardo il mio trascorso con la lente di ingrandimento e mi rendo conto di quanto tempo ho sprecato a fare cose che pensavo di dover fare. Dovere dovere dovere? Ma perchèèèè questa convinzione? Dove la prendevo questa convinzione che se avessi fatto quello che pensavo di dover fare sarebbe andato tutto bene? Ho voglia di tornare indietro per mangiare a gran bocconi tutte quelle prelibatezze così delicate che c’erano attorno al mio vissuto che non ho mai avuto il coraggio di assaggiare.

Ma la cosa più bella è proprio qui, nei miei occhi ora, nel presente. Ancora senza rughe che guardano indietro per capirsi, per trovare la strada. E se tra vent’anni dovessi ritrovarmi punto a capo a capire quanto sto sbagliando ora?

scegli tu il titolo

picasso

Beppe dice a Maria: “Ei, sai che nell’elenco telefonico ho trovato dei nomi di persone veramente curiosi, come Assunto LICENZIATO, PIZZA Margherita o Felice MASTRONZO?!”

dopo 5 minuti

Maria dice a Beppe: “Pensa che dall’elenco telefonico risulta esistere persone con nomi davvero bizzarri, come ASSUNTO licenziato, PIZZA Margherita o addirittura Felice MASTRONZO!”

Beppe guarda Maria e le dice: “ma te l’ho appena detto io questo!”

Maria gli risponde: “é vero, ma volevo troppo raccontarlo anch’io e non sapevo a chi.”

FIGLI

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Un po’ come la macchina. Si aspetta tanto quel momento in cui si compie i fatidici 18 anni per poter fare la patente e mettersi alla guida. Non che non ci siano altri mezzi di locomozione ma non so perché ci sembra servire proprio la macchina. E allora ci si mette sotto e si comincia. Prima sembra impossibile: troppi pulsanti, frecce, cambi, specchietti, pedali e tutto contemporaneamente. “Ma come si fa a stare attenti a tutto?” Senti la tensione che sale, la responsabilità a tanti chilomentri all’ora in giro per le strade affollate. Ricordo ancora il mio pensiero appena preso la patente. “O o! Ora la gente pensa davvero che io sappia usare la macchina!” Ecco, con i figli penso si abbia un po’ la stessa sensazione. Prima si ha paura di ogni mossa, non si sa da dove prenderli, come fare, mentre tutti danno per scontato che si sappia tutto. E poi invece, una volta presa la mano, si riesce a guidare con nonchalance tenendo il volante con la gamba, parlando al cellulare con una mano e prendendo appunti con l’altra, ascoltando la canzone del momento. Ecco, almeno è quello che spero:-)

Come si fa ad andare d’accordo?

Facile: basta ricordarsi che non dobbiamo per forza farlo.
Ognuno ha i propri gusti, pensieri, paranoie.
Non c’è nessuno giusto nè sbagliato;
siamo semplicemente diversi.

A partire proprio dagli amici più stretti e fino ai propri genitori. Non ci si può omologare. Anzi! Trovare le diversità che ci caratterizzano e farne i punti di forza è il segreto migliore.
Quando qualcuno mi critica io sono felice. Dico: “Grazie!” Almeno mi considera. È già qualcosa. Ancora meglio se, in grado di farlo in faccia. E per consolarmi, mi chiedo: “a me, invece, piace il modo, l’oggetto, il pensiero o quel che è, di chi mi giudica?” Allora capisco che è meglio abbassare la testa e dire: “Grazie!” Di essere diversi!!!:-)

Poi, se si tratta di andarci d’accordo è tutt’altra cosa.
Non dico impossibile,
ma senz’altro un arte molto raffinata.
Imparare ad accettare, ma soprattutto a rispettare, le differenze che caratterizza ciascuno di noi è qualcosa di straordinario,
che fa stare bene noi stessi in primis e quelli con cui abbiamo o “dobbiamo” in qualche modo averci a che fare.