La strada verso casa

È sempre la più lunga, la più attorcigliata 

Quella che fa il giro del mondo 

Quella che rifiuta di fermarsi

É quella che non ti fa arrendere

Ti fa affrontare tutto

Viaggi infiniti alla scoperta di gusti sconosciuti, culture diverse, orizzonti inesplorati 

Il posto più irraggiungibile è proprio la mia casa.

 

BOLLINGER

Cose dette di troppo. Figuracce. Altre dette affatto.

Perché? Che sia questa la spontaneità? E cosa c’è di bello?
Avessi modo di rivivere qualche momento, ho l’impressione che riuscirei di gran lunga meglio, che renderei di più.
Significherebbe però rinunciare proprio a questo, alla brezza dell’aria che sento quando mi tuffo nel vuoto di me stessa, alle prese con gli altri. Nel vano tentativo di colmare proprio quello che sembra io non abbia mai coraggio di fare: vivere.

Ormai i ricordi cominciano a confondersi con la fantasia.

Mi sento pronta però a prendere in mano un bel bicchiere di Bollinger (sapore per me ancora sconosciuto:-) e brindare; brindare al coraggio, alla paura, brindare ad un cane che ti accoglie felice quando torni a casa.

 

“Un altro per favore!”

Dipendenze

Da un bicchiere pieno, da un partner, dal cambiamento stesso, da una cima da scalare. Mai da se stessi peró. Perchè ?

Sembra sia sempre tutto condizionato da quello che circonda; dal meteo alla borsa, dalla politica al lavoro. E se fossi io il centro del mio universo? Se fossi proprio io la persona da cui dipende l’andamento del mio mondo? Sarei egocentrica, senz’altro. Comunque non andrebbe bene.

E allora perché sprecarsi tanto per cercare di quadrare il tutto. O magari l’indipendenza che si va tanto cercando sta proprio in questo?

Per una volta vorrei assaporarla da vicino, mettere da parte i dubbi e le paranoie. Fare quello che mi pare, seguire solo la mia indole. E a tutto il resto ci penserò la prossima volta.

“Un altro per favore!”

“Non ce la faccio, Amore! Scusami!”

“Ci penso io, mamma!”

Scende dal letto, prende un pezzo di carta, lo piega un lato alla volta, colora ciascuno e lo fa piccolo piccolo. Mi apre la mano e mi dice:

“Ecco qui! Questa è la tua forza! Ora ce l’hai!”

Effettivamente, a volte,  basta poco per rialzarsi.

inversamente proporzionale

Mi sono accorta di una cosa, forse banale: la proporzione tra l’entusiasmo e l’età.

Da piccoli sembra tutto una figata; con l’adolescenza anche i sogni cominciano a crescere. Si inizia persino a credere di poter conquistare il mondo. Ed ecco che iniziano le delusioni:  prima l’amore, poi gli studi,.. tutte cose di cui si cerca di farne la propria forza (tentativi inutili di consolarsi).

Una volta poi arrivati, ognuno al suo apice, si cerca di trovare la propria dimensione, a familiarizzare con l’habitat che abbiamo scelto; un passo in avanti, uno indietro per trovare quello che non sappiamo di star cercando: nuovi lavori, nuove passioni, giri e quant’altro, interrogandoci:  abbiamo fatto bene? male? cosa avremmo invece dovuto fare o evitare? ma soprattutto: siamo ancora in tempo? E allora si ricomincia. Tutto da capo. Solo che non è più la stessa cosa. Tutto va più veloce, le giornate sembrano più corte, le stagioni passere senza rendercene conto, gli anni volare e dentro questo vortice l’entusiasmo passare, soffiato via dalla brezza che soffia tra i primi capelli bianchi.

Poi lo si cerca ancora, e ancora, ovunque. Solo che ormai, appena arriva, svanisce subito. fino a che smette del tutto di arrivare. ma dov’è? chi sei?

ENTUSIASMO!!!????? dove sei finito????

oltre non ci sono ancora arrivata. Ma sogno ancora quel sorriso…..stampato sulla mia faccia quando vedevo le 11.05 sulle lancette dell’orologio al mio polso: indicavano la ricreazione.

l’arma vincente: la parola

Cosa ci vuole per costruire imperi, credenze, rapporti sociali e quant’altro?

le parole giuste

e come si distruggono? interi  colossi automobilistici fatti a pezzettini, famiglie in frantumi e così via? sempre nello stesso modo, con la parola.
ed è proprio la parola giusta al momento giusto a fare la differenza;  una differenza che può essere abissale tra la situazione che si creerebbe con la parola sbagliata nel momento sbagliato.

eh sì.. non si è mai troppo attenti con quest’arma, troppo pericolosa: la parola. Un’arma a portata di tutti, ma in pochi a saperla maneggiare.

immagini che prendono vita

San Valentino, Venezia, il romanticismo per antonomasia. Lui si inginocchia, tira fuori dalla tasca l’anello ed eccola lì. L’immagine di lei bidimensionale che lascia lì quel panorama ed esce fuori da questa photo. Salta direttamente in un’altra, ambientata in un’antica villa dell’800. Vestita con abiti di quell’epoca, intrappolata tra mobili d’antiquariato, vuole uscire, ma ovviamente la macchina non c’è. Allora scappa, corre di nuovo. Anzi, salta. Entra nel quadro di Munch. Il famoso urlo ora le fa da cornice. “ tra barche e cavalli, come faccio a raggiungere i miei sogni?” pensa. Allora chiude gli occhi, sospira e si rilassa. Nel lasciarsi andare capisce che il suo sogno era proprio questo: la libertà di potersi immaginare ovunque, con chiunque, la libertà di poter ancora sognare.