l’arma vincente: la parola

Cosa ci vuole per costruire imperi, credenze, rapporti sociali e quant’altro?

le parole giuste

e come si distruggono? interi  colossi automobilistici fatti a pezzettini, famiglie in frantumi e così via? sempre nello stesso modo, con la parola.
ed è proprio la parola giusta al momento giusto a fare la differenza;  una differenza che può essere abissale tra la situazione che si creerebbe con la parola sbagliata nel momento sbagliato.

eh sì.. non si è mai troppo attenti con quest’arma, troppo pericolosa: la parola. Un’arma a portata di tutti, ma in pochi a saperla maneggiare.

immagini che prendono vita

San Valentino, Venezia, il romanticismo per antonomasia. Lui si inginocchia, tira fuori dalla tasca l’anello ed eccola lì. L’immagine di lei bidimensionale che lascia lì quel panorama ed esce fuori da questa photo. Salta direttamente in un’altra, ambientata in un’antica villa dell’800. Vestita con abiti di quell’epoca, intrappolata tra mobili d’antiquariato, vuole uscire, ma ovviamente la macchina non c’è. Allora scappa, corre di nuovo. Anzi, salta. Entra nel quadro di Munch. Il famoso urlo ora le fa da cornice. “ tra barche e cavalli, come faccio a raggiungere i miei sogni?” pensa. Allora chiude gli occhi, sospira e si rilassa. Nel lasciarsi andare capisce che il suo sogno era proprio questo: la libertà di potersi immaginare ovunque, con chiunque, la libertà di poter ancora sognare.

Feste

Scartati sorrisi sotto l’albero, strapazzati e gettati nella spazzatura assieme alle carte dei regali.

Avanzi di pietanze deliziose che ricordano il perchè li si mangi così di rado.

Ancora tanto da sistemare, da mandare giù e da cambiare.

Il profumo del Natale lungo le strade addobbate con luci colorate.

I posti talmente affollati che  fanno venire  la voglia solo  di scappare.

Alla fine, la cosa più bella del Natale, per me, è che sia finalmente  passsaato.

Speravo che almeno le pubblicità in TV riprendessero l’iter regolare, invece ora siamo invasi dalle CALZE:-)

 

una favola

Arriva una fatina e mi dice:
“Ho una bacchetta magica con cui posso renderti immortale!”
“Che figata!”Le rispondo.
“Forza! Scegli un momento e ti rendo immortale per sempre!”
“Ok”
Allora, oggi no. Penso tra me e me. Ieri non è il massimo. Ma andiamo un po’ indietro, alle emozioni forti. Ehm, ma se non vivo questo poi non posso arrivare a quello è provare quell’altro. Allora andiamo avanti. Voglio comunque vedere cosa succede. Ho ancora voglia di scoprire, di esplorare, di vagare nell’ignoto.
“Ci ho pensato, cara fatina!’ le dico.
“Allora via con la bacchetta!’
“No! Ho deciso che voglio rimanere così come sono. Ora, in questo posto, proprio in questa condizione. Perchè la cosa che rende bella la mia vita è proprio la consapevolezza che non sia per sempre.”

Come nessuno

Piercing, colori e tatuaggi; tentativi stravaganti di identificarsi. Allo stesso tempo tutti nella stessa fila a seguire miti irraggiungibili, modelli inimitabili e voglia di appartenenza. Insomma voglia di essere COME, nel vano tentativo di personalizzarsi. La confusione è tanta. La certezza una sola: nella propria pelle in pochi si trovano, in meno ancora ci stanno bene; ma soprattutto quella degli altri sembra sempre migliore.

Io cosa ne penso? Esattamente il contrario. Credo che per quanto si cerchi di imitare, non potremmo mai essere come nessuno. Siamo tutti diversi, anzi, diversissimi. Ognuno fatto a modo suo, particolare, unico ed irripetibile. Ed è proprio questa la ricchezza più grande in assoluto: la diversità.

perchè?

Sento il pio di un uccellino. Mi piace. Mi sa di primavera. Di serenità.

Mi immagino immersa nella natura, nel verde di un bosco in mezzo alla montagna; davanti a me un lago blu. Il cielo è sereno e il sole splendente.

Se ci dovessi restare per un tempo limitato, penserei: “nooo, tra poco devo tornare.”

Se dovessi restarci per sempre, penserei: “noooo, e ora cosa faccio qui in mezzo al bosco?”

Insomma. Come sempre da giovani si vuole essere grandi. Da grandi piccoli. Da grassi a magri e cosi via.

La domanda che mi faccio è una sola: “ma perché?????”

 

Relazione tra passato e futuro

Sento discorsi di giovani che arrotolano sigarette seduti sul motorino e comincio a sentire il languorino di gioventù in gola. Diventa sempre più oprimente quando guardo il mio trascorso con la lente di ingrandimento e mi rendo conto di quanto tempo ho sprecato a fare cose che pensavo di dover fare. Dovere dovere dovere? Ma perchèèèè questa convinzione? Dove la prendevo questa convinzione che se avessi fatto quello che pensavo di dover fare sarebbe andato tutto bene? Ho voglia di tornare indietro per mangiare a gran bocconi tutte quelle prelibatezze così delicate che c’erano attorno al mio vissuto che non ho mai avuto il coraggio di assaggiare.

Ma la cosa più bella è proprio qui, nei miei occhi ora, nel presente. Ancora senza rughe che guardano indietro per capirsi, per trovare la strada. E se tra vent’anni dovessi ritrovarmi punto a capo a capire quanto sto sbagliando ora?