IL PROGRESSO

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Il progresso è proprio l’uscire fuori dalla zona di comfort. Significa a volte fare il passo più lunga della gamba, osare, buttarsi.

Inciampare, cadere, farsi male ma comunque provarci. Provare a chiedere la mano, dire di sì, evitare qualche “no grazie”, bussare a qualche porta, aprire una partita iva. Insomma, tutto quello che spaventa e che non sembra mai comodo.

Il risultato? L’80% un fallimento. Però è l’unica via per accedere a quel 20% di possibilità di farcela.

Certo, puoi sempre continuare a fare la stessa cosa sperando che il risultato cambi, ma non ti stupire se la vita, passandoti accanto, ti saluta con la mano portandosi con se ogni chance di viverla.

 

IL COMFORT

Quella sensazione di godimento, insita nella nostra natura, di cui proprio non si riesce a fare a meno. Persino nelle relazioni troppo spesso ci si incastra nell’eterno fidanzamento. Quella posizione di comodo che ci rende liberi ma non soli. Non impegnati ma nemmeno disoccupati.

Ma quanto dura? C’è un limite o si tratta solo di un eterna attesa nella speranza che arrivi qualcosa di meglio?

IL TEMPO

TEMPO

Guardando indietro, viene qualche volta da dire: “che bei tempi che erano quelli!” magari scrutando ogni piccolo particolare sulle foto in bianco e nero; sorrisi eccitati dalla gioventù, facce buffe alla scoperta dell’ignoto, baci e abbracci anche tra sconosciuti. Col passare del tempo quelle facce diventano sempre meno attorno a noi. Non importa il perché. Dalle grandi compagnie ci si ritrova sempre più soli. Se ci si senta anche tali è un altro discorso. Ma la cosa su cui mi domando è: ci sarà un momento in cui, per quanto dura sembri essere ora, tornando indietro ad analizzare le foto di questo istante, dirò ancora: “che bello che era!”?

 

GENITORI – fare ed esserlo – due cose diverse

genitori

La fondamentale differenza tra l’ESSERE e FARE i genitori.

Direi che esserlo, tra le due, sembra la più facile nella maggior parte dei casi. Fai un figlio e sei genitore. E poi? Come si fa a farlo?

Beh, questa è tutt’un’altra storia. Tramandata credo di generazioni in generazioni tramite DNA  e non solo. Consigli mai accettati, punti di vista non condivisi, liti e abbracci di consolazione. Ma soprattutto tanti sbagli, tappe bruciate e stereotipi che sembrano sempre vissuti per la prima volta.

Impegnarsi a capire, a cedere, a distinguere quando è meglio dire di si piuttosto che no. Ma soprattutto a riconoscere il momento in cui è necessario accettare e cosa: una mano, un parere o una semplice carezza.

Essere fermi nelle posizioni che si prendono per non indurre in errore. Cercare di essere affettuosi ma non troppo. Stare sempre allerta ma non addosso. Insomma. È un casino. E non esistono manuali.

C’à solo un modo per imparare a farlo. Ascoltare il proprio istinto. La propria natura. Il flusso naturale delle cose. Lasciar scorrere il coraggio insieme alla paura, aprire gli occhi e seguire il proprio cuore pieno di amore che ci indica sempre la strada giusta.

L’AMORE

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È irrazionale. Senza regole, senza confini. È l’unico mondo in cui 1 + 1 può risultare 3, 4, 2 o anche altro. È senza tempo, senza spazio. È infinito. Non parla una lingua, non si scrive. Si fa persino fatica  a spiegare. Certo, lo si prova. Ma chissà com’è. Cos’è? Cosa prova uno quando dice di amare?

A volte non guarda neppure in faccia. Altre volte fa persino schifo, eppure il cuore palpita a mille, il cervello si annebbia e comincia quella dipendenza dal pensiero incessante. Una forza disumana pompa le vene, oscura il resto ed il tutto riconduce a quella figura senza cui nulla sembra aver senso.

Spesso si cerca di scappare, di evitare, di non pensarci. Passa il tempo, i capelli diventano sempre più chiari, la pelle più flaccida, l’amore invece sempre più intenso. Più forte, più vivo che mai. È proprio così: eterno. Cadono le foglie, arriva la neve, poi gli alberi si colorano di verde, anno dopo anno. Ed insieme alle stagioni passano anche gli anni, portandosi via il proprio tempo rubato alla vita. Ma dov’è l’amore in tutto ciò?

Dove si nasconde? Come si chiama? Cos’è? Fede, scaramanzia, orgoglio o addirittura compassione?

Come si fa a definire qualcosa che cambia continuamente? Che è in continua evoluzione?

LA LIBERTA’

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MIO figlio …

MIA moglie…

E quant’altro.

Ho sentito troppo spesso l’aggettivo possessivo usato a sproposito, senza nemmeno rendersene conto. Almeno spero. Va bene il formaggino, ma le persone sono tutt’altro, direi. È per questo che indipendentemente dalla razza, dalla classe sociale, professione, età e così via, siamo dotati tutti, ma proprio tutti, di un NOME e COGNOME. Magari non piacciono, d’accordo. E allora via ai nomignoli, pseudonimi e abbreviazioni varie, ma l’unica cosa da non scordarsi è che, per quanto si pensi proprio, il compagno, il figlio, l’amante e persino il genitore: non ci appartiene! Nessuno! Mai! È solo un’illusione data dall’uso scorretto del linguaggio. E spesso fraintendiamo questo messaggio spacciandolo per verità che non è.

Per quanto preziose, care e speciali siano le persone, ognuna è indipendente, a sé stante e libera. Questo credo sia il principio base di qualunque relazione.

Riuscire a lasciar andare, cadere, sbagliare e poi perdonare è l’arte straordinaria dello stare insieme. Accettarsi, apprezzarsi e amarsi per quello che si è, senza pretendere alcuna limitazione, impostazione sociale o definizione.

Sembra scontato, ma non lo è. Sembra facile ma non è così. Anzi, credo sia la cosa più semplice in assoluto: sia da sbagliare che da correggere.