METTERSI A NUDO

 

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Cos’è il vero pudore? mi domando.  La vergogna della propria nudità. Va bene. Ma solo fisica o anche morale?

Forse il motivo per cui tendiamo a vestirci al meglio, a seguire mode, a pettinarci è lo stesso per cui cerchiamo di essere gentili, educati, a seguire certi filoni culturali piuttosto che altri.

Ma una volta che ci togliamo di dosso questi strati a cipolla, cosa resta? Perchè abbiamo tanta paura di mostrarlo? Ma soprattutto a CHI lo nascondiamo?

Forse è solo un vano tentativo di sfuggire a se stessi.. alla semplice accettazione di ciò che siamo. E una volta che ce l’abbiamo fatta.. Che siamo piaciuti..Che abbiamo conquistato chi vogliamo? A cosa è servito? Dove siamo finiti noi stessi sotto tutte queste mentite spoglie? Se a noi per primi non interessa ritrovarci, mettere in risalto le proprie differenze che ci caratterizzano, a chi dovrebbe importare?

Ma soprattutto, come si fa ad essere felici quando non lo siamo? Continuando a nascondersi dietro a sorrisi di circostanza? Per la stessa paura di far trapelare segni di resa: rughe nascoste, capelli bianchi, malumori e dissapori vari.

Io invece non ho mai trovato nulla di più affascinante dell’AUTENTICITA’. Non importa il colore, il sapore e l’emozione che si prova. Quel che conta è sentire, cercare e trovare quel che siamo, cosa vogliamo e capire dove andiamo: mettersi a nudo di fronte a se stessi.

Così una volta trovata la strada, almeno capiremo quando e dove saremo arrivati, invece di girovagare continuamente a vuoto.

 

L’IMPORTANZA DEL GIUSTO LINGUAGGIO

Parlare la stessa lingua spesso non basta. C’è chi non capisce nulla, chi fraintende e chi si rifiuta di ascoltare. Spesso i messaggi che mandiamo non vengono recepiti nel modo in cui siamo convinti di averli inviati.

Il tono della voce può essere inadeguato o la mimica della faccia o il linguaggio del corpo. Non è sempre facile comunicare. Ma come fare a capire qual’è il modo giusto per farlo bene?

Dipende tutto dall’avversario. Certo, non è un ring, ma è pur sempre una sfida. Lo scopo è vincere. Farsi capire. Solo che in questo caso non è questione di demenza altrui, se non della propria incapacità di relazionarsi.

Guarda negli occhi chi ti sta davanti e segui le sue espressioni. Regolati in base a quello che senti essere recepito. Cambia di seguito ad atteggiamenti che sembrano non essere graditi.

Se proprio non ci riesci, lascia perdere. A volte il silenzio esprime molto meglio il nostro stato d’animo. Altrimenti buttalo sul sorriso, su una lacrima in caso, un abbraccio può altresì fare la differenza. Fai qualunque cosa pur di non importi.

Non urlare pretendendo di essere ascoltato.

LE PERSONE – dal mio punto di vista

Le persone sono come un intero universo da esplorare, da scoprire piano piano.

Con i propri deserti aridi contrastati dai vicoli ciechi. C’è chi pensa che ci siano anche belle città, ma che non facciano per sé. Tipo Dubai.Figata a primo acchito. Ma ci andreste mai a vivere?

La prima vista è come una panoramica dall’alto. Si vede la forma ed i colori prevalenti ma poi c’è tutto l’itinerario alla scoperta di se stessi, scoprendo cosa piace nell’altra persona.

Attraverso i cavilli inesplorati dell’altro, si intrecciano percorsi tortuosi che tendono le braccia verso di se..

Ma non esistono abissi troppo profondi per chi ha voglia di scoprire, il mondo, la vita e trovare se stesso.