Quello che troppo poco spesso facciamo: è PROVARE. Perché? What we too often do too little:is TRY. Why?

try

Per paura, o per la certezza di non riuscirci? E cosa succederebbe se lo facessimo un po’ meno di rado? Se qualche volta invece di dire “no”, dicessimo “si!”?. Se invece di fare a meno, alzassimo il sedere e facessimo quella chiamata, aprissimo quella porta o partissimo?

A cosa rinunciamo quando non scegliamo? Come facciamo a saperlo? È forse tutta qui la consolazione: nell’ignoranza? Semplicemente il non sapere come sarebbe andata se avessimo scelto invece di lasciarci travolgere degli eventi e nasconderci dietro a infime rassicurazioni di altri. Di chiunque non risponda per noi. Bella storia, ma sicuramente non è la mia.

For fear, or for the certainty of not succeeding? And what would happen if we would do it a little less often? If sometimes instead of saying “no”, we would say “yes!” ?. If instead of doing less, we get up and make that call, if we open that door or if we set off?

What we give up when we do not choose? How do we know? Is it the best consolation, the ignorance? Simply do not know how it would could be if we had chosen, instead of being overwhelmed from events and hide behind lowly assurances of others. Of everybody who does not respond to us. Nice story, but definitely it isn’t mine.

15 comments

  1. gaetano pesce · dicembre 25, 2014

    La paura di sbagliare con la possibilità di non tornare indietro nel tempo. Felice Natale

  2. gianni · dicembre 25, 2014

    :d

  3. Silvia · dicembre 25, 2014

    Molto meglio scegliere….anche sbagliando, Auguri!!!!! 🙂

  4. dallacollinaguardosotto · dicembre 25, 2014

    Se é per questo,non é neppure la mia ,di storia……

  5. bigetto · dicembre 26, 2014

    la solita storia dei se…. faccio tutto quello che mi passa per la testa…a volte pero’ ho due o tre idee insieme… ed allora? …… allora mi fermo ed aspetto…. oppure non scendo dalla macchina….oppure…..

  6. Emanuele Dies · dicembre 27, 2014

    Vorrei raccontare una storia per rispondere a questo tuo post così raro e così comune a tutti. Non si tratta di un mito o di una leggenda ma semplicemente di un’esperienza personale.

    Nel 2009, se non ricordo male, per una serie di problemi personali i miei genitori mi portarono in India in modo da porre rimedio a quei disagi ormai troppo pesanti. Ci crediato o no, mi fecero conoscere una persona che qui in Occidente definiremo Santone, niente a che vedere con i ciarlatini, che senza trucchi ne inganni mi aiutó. Tengo a precisare che non era richiesto nessun tipo di remunerazione in cambio. Sta di fatto che oltre ad aiutarmi facendomi conoscere una straordinaria cultura come quella indiana ed insegnandomi dei mantra capaci di portare equilibrio e quiete al mio essere cosí nervoso mi spiegò tante altre cose tra le quali il mio tema astrale. Questo, il tema astrale, è il punto che fa riferimento a questo post.

    Praticamente nel giorno in cui nasciamo, nell’ora e nel luogo, i pianeti si trovano in una certa posizione e quindi emanano un certo tipo di energie o influenze. Queste aiutano a determinare le possibili strade che la persona in questione può intraprendere nella sua vita e quindi cosa potrebbe divenire.

    Ora, dal momento che ascoltai cosa sarei potuto divenire nella vita una domanda tormenta la mia mente: Adesso che me lo ha detto, quello che faró condizionerá la mia vita in negativo o in positivo?

    Dovuto a tanti eventi tra i quali la crisi economica e un malessere esistenziale sono giunto alla conclusione che non bisogna mai cedere alla paura e far sempre ció che ci detta il cuore perché non esiste peggior cosa di quella di vivere con il rimorso o con l’incertezza. Sará banale ma è meglio sentirsi dire di No e metterci una pietra sopra che diventare matti e chiedersi “e se …”. Questo riferito a tutti gli ambiti della nostra vita. Se incominciassimo a credere un po’ di piú in noi stessi ed aumentare l’autostima potremmo anche rimanere sconvolti dalle cose che riusciremmo a fare e ve lo dice uno che ne ha mangiata di m****.

  7. gaetano pesce · gennaio 4, 2015

    Il punto fermo è quello che sei; gli ingredienti principali potrebbero essere autostima e capacità di fare. Chi come me a 21 parte dalla Sicilia per.lavorare al nord con solo un milione di lire senza una casa o un amico nella città di arrivo potrebbe raccontare un po di cose. Un abbraccio da Gaetano.

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