LAVORO: C’è O NON C’è? WORK : THERE IS OR THERE ISN’T ?

lavoro

O forse semplicemente è cambiata l’etimologia della parola? Forse stiamo ancora cercando quella cosa che fa parte ormai della storia, che non ha più spazio nella realtà d’oggi: una realtà fatta di computer, di robot, di social, di automatismi e sistemi tali che spesso precedono le nostre azioni.

Vedo curriculum colmi di studi eccellenti di persone con esperienze in ogni parte del mondo eppure sembra posto non ce ne sia.

Allora ho capito una cosa, non me ne vogliate: il “lavoro” è un po’ come la persona giusta. Non è detto che una ragazza da copione strafiga con le tette a coppa di champagne, taglia 90 60 90 ed il sedere a mandolino possa per forza avere spazio nel cuore dell’uomo che le piace. Anzi, penso le probabilità siano addirittura inferiori rispetto a quante chance abbia un candidato perfetto per un posto di lavoro.

Ci vuole qualcos’altro. Quella cosa in più che non è scritta né nella cover letter né nel cv, che non fa parte degli studi ne delle competenze. Ci vuole quel quid che faccia scoccare la scintilla; quella fiamma che accenda il coraggio di non guardare in faccia la realtà e scommettere su questa persona. Che faccia venire voglia di investire anche se il periodo è quel che è. Che faccia sentire di avere bisogno di questa risorsa come quando ci si innamora.

Quindi tanto vale fare a meno di sbattersi per cercare di essere sempre all’altezza non si sa di chi. Alla fine credo si venga presi in considerazione esattamente per quel che si è, capaci o meno, brutti o belli, ognuno in base alla propria personalità.

Or maybe they just changed the etymology of the word? Maybe we’re still looking for something that now is just part of history, which has no more space in today’s reality: a reality of computers, robots, socials, and automation of these systems that often precede our actions.

I see curriculum full of excellent studies of people with experiences in every part of the world and yet it seems there is no place.

Then I realized something: maybe the “work” is a bit ‘like the right person. It isn’t sure that a cool girl with a cup of champagne brest, size 90 60 90 and a mandolin sit, may have space in the heart of the man she loves. In fact, I think the odds are even lower than the chances to have the job for a perfect candidate.

It is necessary something else. That  thing that is not written in the cover letter either in the cv; which is not part of the studies, nor of competences. It is necessary that something that makes a spark; that flame that lights up the courage not to look into the face the reality and makes you decide to bet on this person. That makes you to want to invest even if the period is what is it. That makes feel the need of this resource like when you fall in love.

So you might stop banging trying to be always up to who knows whom expectations. In the end I think we are taken into account exactly for what we are: capable or not, ugly or beautiful, each according to our own personality.

31 comments

  1. lavespae · ottobre 24, 2014

    L’ha ribloggato su La vespa e….

  2. macchinadelpopolo · ottobre 24, 2014

    concordo al 26,38 %. Per la rimanente parte la realtà è che chi il lavoro ce l’ha sta difendendo coi denti il contratto in essere. Chi l’ha perso diventa un numero. Una persona vale l’altra, basta costi poco. Se poi uno ha più competenze meglio, ma non deve costare di più.

    Fine della poesia.

    • carolinsigna · ottobre 25, 2014

      Bella poesia:-) fa a gara con la percentuale 🙂 sull’originalità intendo!

      • macchinadelpopolo · ottobre 25, 2014

        Originale mi pare un parolone… magari lo fosse 🙂

  3. Roberto Chessa · ottobre 24, 2014

    Sempre, essere se stessi, nella vita come nel lavoro. Apparire può essere utile nel breve periodo, ma prima o poi, i veri valori emergono. Farsi apprezzare per ciò che siamo realmente e per come possiamo rendere migliore il prossimo o la nostra azienda. Insieme.
    Il paragone amore/lavoro è sempre attuale.

    • carolinsigna · ottobre 25, 2014

      Ciò che siamo credo sia l’unica risorsa che nessuno possa portarci via. La nostra storia, le nostre esperienze sono la nostra vera ricchezza!

  4. Rita G. · ottobre 24, 2014

    In parte concordo con te, idealmente concordo, ma benché la realtà sia cambiata le necessità degli esseri umani non cambiano e il lavoro non dovrebbe essere un terno a lotto, ma una garanzia per tutti per avere un minimo di serenità per vivere e non sopravvivere o addirittura morire. Poi c’è il discorso delle aspirazioni, della creatività che andrebbe messa a frutto e valorizzata, valorizzate le potenzialità di ognuno fino a rendere il lavoro non più soltanto merce di scambio, ma una gratificazione psicologica e qualcosa che, sia personalmente che socialmente, abbia un senso.

    • carolinsigna · ottobre 25, 2014

      Eeee…Sarebbe un sogno rendere il lavoro una gratificazione psicologica!..ma chi ci impedisce di ambire a questo.. ? Una volta almeno assecondate le prime necessità … Sempre se ci si riesce, senza dover fare ricorso si soliti escamotage : banche, ecc

      • Rita G. · ottobre 25, 2014

        Hai detto bene: Una volta assecondate le prime necessità! Io il lavoro l’ho perso a dicembre, forse ogni cosa che dico risente di questo peso che ho dentro e di tantissime difficoltà. So di non essere l’unica, purtroppo.

      • carolinsigna · ottobre 25, 2014

        Ti incoraggio però a non perdere fiducia e se necessario anche a reinventarti, come suggerisce qui qualcuno!:-) Fai forza di quest’esperienza, rimboccati le maniche e vai avanti! Che la strada è ancora luuunga e piena di difficoltà! Più le superiamo più ci alleniamo! 🙂 buona serata!

      • Rita G. · ottobre 25, 2014

        Grazie, Carol. Buona serata.

  5. saryo73 · ottobre 24, 2014

    I tempi sono cambiati, questo è innegabile, ma la gente dovrebbe chiedersi il perché e chi l’ha deciso. I fattori sono molti e le crisi economiche, che voi ci crediate o no, vengono decise da chi, economicamente, può permetterselo. Tutti gli altri devono stare al gioco. E tutto quello che ho scritto, è a monte del tuo post. Però riesci sempre a tirare fuori argomenti interessanti, almeno, chi ti legge, potrà scambiarsi opinioni e punti di vista.
    Un saluto!

    • carolinsigna · ottobre 25, 2014

      Grazie! Pero’ a me nessuno ha chiesto se ci volessi giocare..eppure mi sono ritrovata in mezzo. Tu che sai, come faccio a uscire da questo gioco?

      • saryo73 · ottobre 25, 2014

        Se è per questo non è stato chiesto a nessuno. Come non è stato chiesto cosa ne pensassimo della famigerata “Globalizzazione” e come – il popolo italiano – non ha deciso, attraverso un referendum, l’ingresso nell’Europa Unita e di adottare come moneta l’Euro. Questi sono alcuni fattori che ci hanno condotto a questo punto. E mi fanno ridere tutti i politici che hanno detto (e diranno ancora), che grazie all’unione europea si sono evitate le guerre fra stati. Sono tutte scuse – per non essere volgare, eh – che ci propinano. Nella realtà c’è una guerra, quella economica, che sta smontando piccole e medie aziende. Anche il tessuto sociale di ogni realtà.
        Come ha già scritto qualche commentatore, l’Italia era la quinta nazione economicamente stabile e forte. Oggi le fondamenta sono crollate! Quando una crisi economica, come quella che stiamo vivendo, disintegra l’economia degli stati, stai certa che una piccola parte acquista e fa affari d’oro a discapito della maggioranza che ne soffre.
        Il post che tu hai proposto offre così tanti spunti da poterci scrivere per settimane, perché i fattori sono molteplici: c’è la parte politica, c’è quella del debito pubblico (che non verrà mai sanato), ce n’è una inerente i mercati internazionali (de-regolamentati e non controllati) che possono mettere in ginocchio o ricattare un governo. C’è anche la politica estera o internazionale.
        Adesso arrivo alla tua domanda: emigrare in paesi in cui il “walfare” è ancora buono, e in questo caso non è l’Italia. In altri paesi sono sorti gruppi di italiani che vogliono aiutare chi arriva. L’aiuto non è economico ma può dare una mano a trovare una sistemazione e un lavoro discreto.
        Oppure comprare un terreno in cui coltivare tutto l’occorrente per poter campare, cercare anche zone (ce ne sono anche in Italia) in cui attuare il baratto. Il problema è il sistema in cui (emh) sopravviviamo che sta andando verso il collasso.
        Il mio, naturalmente, è un punto di vista che forse non coinciderà con gli altri commentatori. Ehehehehe, la mia non è la Verità assoluta, però ti posso dire che in questi anni ho cercato di capire, di comprendere, quello che stava accadendo a me e a tutto ciò che mi circondava.
        Un’ultima cosa: il lavoro, come lo conosciamo noi, sta cambiando per tutti questi fattori e ce ne sono anche altri.
        Buon sabato a tutti!

      • carolinsigna · ottobre 25, 2014

        Si , pare che in alcuni paesi in cui l’walfare e’ ancora buono siano sorti gruppi di italiani che si aiutano a vicenda… Incentivando l’espatrio di molti professionisti e non solo alla ricerca di nuove opportunità .. Fin dagli aeroporti più importanti desktop top pronti per ogni informazione! Io però sono tornata prima che cominciasse il tutto sperando di farcela in Italia, che per me resta sempre il Paese più bello al mondo e che vorrei contribuire a salvare, se così si può dire 🙂

      • saryo73 · ottobre 25, 2014

        Anche per me l’Italia è uno dei paesi più belli al mondo, o forse anche il più bello…
        Allora abbiamo una cosa in comune: cercare di sopravvivere nel miglior modo possibile qui.
        Buona serata!

  6. Guido Sperandio · ottobre 24, 2014

    È un discorso il tuo, che considero più che conclusivo, aperto: cioè, una provocazione – provocazione in senso positivo, attenzione. Nel senso, di aprire un confronto o meglio creare un’occasione di approfondimento. E, infatti, i commenti che mi precedono sono tutti interessanti altrettanto, e pur esprimendo punti diversi, sono però tutti in tema. E tutti validi. E altri se ne potrebbero fare, di discorsi.
    Il tema lavoro è cruciale, troppo.
    Daccapo, torna il limite di una sede come questa (il blog) per una disamina completa.
    A presto! 🙂

    • carolinsigna · ottobre 25, 2014

      Ma sul lavoro non hai detto nulla però !..:-)

      • Lo Zuppone · ottobre 25, 2014

        Il gesto più rivoluzionario che un individuo può fare è quello di essere se stesso. Quindi il lavoro in questo momento è necessario crearselo, anche se noi italiani siamo figli del posto fisso. È’ necessario ragionare secondo nuovi parametri dell’era tecnologica e non più quella industriale.

      • Lo Zuppone · ottobre 25, 2014

        È necessario spostare i nostri punti di vista per trovare cose inimmaginabili. È’ difficile è’ vero. Abbiamo però il dovere di provare.

      • carolinsigna · ottobre 25, 2014

        Proviamoci allora! Non basta però che siano inimaginabili, il massimo sarebbe che funzionassero anche! Che servano a qualcuno! 🙂

      • carolinsigna · ottobre 25, 2014

        Bene dai, siamo a buon punto allora: un blog almeno sappiamo gestirlo 🙂 peccato però che non basti! Concordo cmq sull’erba tecnologica e sulla necessità di crearsi da se il lavoro! Non è’ cosa da poco, ovvero non se si intende anche la necessità di guadagnare almeno il minimo indispensabile, visto che come dici tu, siamo figli del posto fisso e a scuola nessuno ci ha insegnato a fare i lavoratori autonomi!

      • Guido Sperandio · ottobre 25, 2014

        Ripeto quanto da me detto sopra: «Daccapo, torna il limite di una sede come questa (il blog) per una disamina completa».
        Lo ripeto e sottolineo, perchè il pericolo (da evitare) è cadere in una discussione da bar, di pancia e superficiale o troppo personalizzata al proprio caso, il quale non sempre è necessariamente sintomatico.
        Infatti del lavoro trattano tutti i media e tutti i giorni, ogni volta, il materiale è immenso e qui allora occorrerebbe una disamina di elementi per cui non basterebbe una conferenza-dibattito di un giorno se non di una settimana.
        Comunque, non voglio sembrarti scortese ed eludere, e ti faccio seguire almeno degli accenni:
        per esempio, la globalizzazione che ci ha posto in competizione con un intero pianeta con meno esigenze e in piena spinta di riscatto;
        l’errata scelta di studi astratti e non idonei alle richieste (vedi: scienza delle comunicazioni, lettere, filosofia, facoltà inventate…. mentre il 90% degli ingegneri del Politecnico di Milano trova in meno di un anno!);
        l’edonismo imperante mentre l’educazione delle generazioni italiane che hanno fatto il boom (il ben noto “miracolo italiano” che ci aveva posto quinta potenza industriale mondiale, sic!) era improntata alla parola “fatica” e “sacrificio”!);
        la tecnologia inarrestabile che falcidia funzioni; l
        a burocrazia nostra tipica italiana a vantaggio di pochi mandarini insieme a una mentalità mafiosa che non considera il merito ma le collusioni, il tutto che aggrava ulteriormente la nostra situazione locale in un contesto europeo che è già di per se stesso non brillante…

        Ho accennato soltanto a pochi, pochissimi punti, e qui per forza non posso che fermarmi.
        Come vedi , se si vuol parlare seriamente…
        A meno di non accontentarsi di un balbettio o di uno sfogo.

      • carolinsigna · ottobre 25, 2014

        Miiii…. Ne hai da dire, è ne sai soprattutto! Quanto concordo sulle facoltà! Persino quella che ho fatto io, legge, mi pare fuori tempo.. Grazie per i cenni! Ma io in qualche modo vorrei andare oltre i lamenti e cercare di capire il da farsi.. Sono d’accordo sulla necessità di reinventarci! Ci voglia quel che ci vuole! Buona serata!

  7. Guido Sperandio · ottobre 25, 2014

    Sei educata e gentile, disposta al dialogo, grazie.
    Ho pensato anche a legge 🙂 citando le facoltà inopportune, ma poi non l’ho scritta per non allungare un elenco già nutrito 🙂
    Sì, hai detto giusto: occorre reinventarsi. Per esempio, se è il caso, dimenticarsi gli studi fatti in quanto tali o quantomeno puntare su aree limitrofe dove sia utilizzabile più che la nozione studiata, la forma mentis che i tuoi studi hanno dato. O completare con stage in aree compatibili. Aree di natura economica o finanziaria, nel tuo specifico caso? Non so. Comunque, e questo è ormai inevadibile assolutamente, occorre ragionare in un’ottica che non può più essere limitata al proprio campanile, ma arrivare ad abbracciare l’intero pianeta: Europa in primo luogo e Americhe, senza tralasciare l’Oriente. Elemento quindi concorrente imprescindibile: conoscenza di una lingua, almeno l’inglese. Conoscerlo, ma bene. (Non come i politici che ci rappresentano!!!!)
    Non esistono bacchette magiche, e credo che tu debba proprio ora molto applicarti. Ma “sento” che ne hai la buona disposizione e grinta. Non sei presuntuosa e guardi e ascolti, e questi – credimi – sono i migliori presupposti per riuscire ed essere accettati.
    Smile! Allegria! 🙂

  8. domenicomortellaro · ottobre 27, 2014

    Da oggi ti seguo perchè ammiro il concetto della traduzione!
    E perchè spunti di riflessione interesanti ce ne sono!

    • carolinsigna · ottobre 28, 2014

      Grazie! Traduco perchè me lo hanno chiesto e soprattutto perchè da quando lo faccio ho il piacere di leggere i riscontri di persone da ogni parte del mondo che a volte la vedono anche allo stesso modo 🙂

  9. gaetano pesce · ottobre 28, 2014

    Ciao cara Carol,
    Leggevo giusto l’altro giorno un articolo che diceva : il lavoro fisso non esiste più; questo è vero, rientra anche in un concetto nuovo .
    Venissero anche date delle possibilità migliori a chi vuole intraprendere imprenditoria.
    Se si pensa che bisogna tassare tante più volte quanto…; mi spiego , non si può tassare l’imprenditore in tutti i suoi capitali, egli da una busta paga e questo va bene ,poi tassa all’imprenditore il suo guadagno netto; non devi soffocarlo di tasse ,giusto perché stai già tassando e abbondantemente le buste.
    Poi c’è la necessità di inventarsi lavori nuovi, una volta esisteva il calzolaio, per carità qualcuno c’è ancora .
    Al tuo quesito c’è o no ? Metterei la risposta volontà ,inventiva, supporto dello Stato, senso del sacrificio e tante cose che fanno leva affinché questa nuova macchina possa partire.
    Un abbraccio da Gaetano.

    • carolinsigna · ottobre 28, 2014

      Gaetano, sulla volontà, l’inventiva ed il senso del sacrificio non credo ci siano problemi. E’ sul supporto dello Stato, che come dici tu, con tutte le tasse ecc, ci lavorerei un pò su se potessi.. più che altro perchè tanti altri stati con sistemi diversi favoriscono lo sviluppo delle nuove attività commerciali dei nostri stessi talenti! e questo è un vero peccato.

      • gaetano pesce · ottobre 28, 2014

        Io nasco in germania e lo vissuta per 13 anni, ed è per questo che vede realtà diverse, organizzazioni diverse. Sono un sognatore, ma mi piacerebbe che un posto di lavoro sia occupato da persone competenti, ma anche una competenza politica; mi piacerebbe un interesse da parte degli elettori in campagna elettorale e chi non è funzionato dovrebbe sparire dalla politica e ritornare a lavorare e non essere mantenuto dai cittadini. Come dicevo chi dice che il posto fisso non esiste più, non esiste neanche per i politici, vali bene non vali ciao.
        Un abbraccio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...