LA STORIA DI WhatsApp WhatsApp’s STORY

whatsapp

La conosci? Mi ha affascinata fin dal principio, ma ora la voglio condividere con voi perché forse non tutti la conoscono o almeno non tutti al di là dei 19 miliardi di dollari sborsati da Facebook per acquistarla.

C’era una volta un ragazzo di nome Jan Koum, nato in una piccola cittadina nelle vicinanze di Kiev, capitale dell’Ucraina. Figlio unico. La sua mamma faceva la casalinga e suo padre costruiva scuole ed ospedali. Come tanti, spinti dalle grosse difficoltà del sistema politico ed economico post dissoluzione dell’Unione Sovietica, a 16 anni emigra con la madre a Mountain View, negli Stati Uniti d’America in cerca di fortuna. La sua mamma riesce a trovare qualche lavoretto come baby sitter, ma nonostante gli sforzi, i soldi non bastano. Se la cavano grazie all’assistenza pubblica ed un piccolo appartamento di due stanze che viene loro concesso. Suo padre non si è mai trasferito.

Jan, incuriosito dall’informatica, cerca di nutrirsi da autodidatta di tutte le informazioni lui necessarie per riuscire a svolgere al meglio questo lavoro, leggendo libri usati dalla biblioteca pubblica.

Riesce ad ottenere un posto alla Yahoo, ma non contento del proprio contributo in ambito pubblicitario, cerca lavoro altrove: fa un colloquio alla Facebook ma non viene preso.

Va avanti con le proprie idee e convinzioni basate su solidi principi come l’importanza della privacy e la vanità della pubblicità. Cosi’, mettendo insieme tutte le sue risorse, tra conoscenze e amicizie, dà il via ad un’App dal nome semplice ed incisivo: “WhatsApp”.

Ottiene un successo tale da respingere il miliardo di dollari proposto da Google e riuscire a venderla a Facebook per non meno di 19 miliardi di dollari, a distanza di un solo anno, proprio davanti all’ex Ufficio dei Servizi Sociali in cui andava a prendere i buoni pasto per i meno abbienti. Cifra ovviamente distribuita equamente in modo da renderlo persino uno tra i maggiori azionisti.

Ovviamente la storia è intrigante e fa sognare. Ma quello che sta sotto queste cifre sembra essere ancora più interessante. Certo, è un mondo a me sconosciuto, ma mi fa venire la curiosità di esplorarlo: cos’è che costa veramente così tanto?

Do you know it? I was fascinated from the beginning, but now I want to share it with you because maybe not everyone knows it, or at least not all beyond the $ 19 billion disbursed by Facebook to buy it.
There was a boy, named Jan Koum, who was born in a small town near Kiev, the capital of Ukraine. He had no brothers. His mother was a housewife and his father built schools and hospitals. Like many, driven by the great difficulties of the political and economic system after the dissolution of the Soviet Union, at the age of 16, he emigrated with his mother in Mountain View, United States of America in search of fortune. Her mother manages to find some work as a babysitter, but despite their efforts, they had not enough money. They survived thanks to the government assistance and to the small two-bedroom apartment that was given them. His father never traslocated.
Jan, intrigued by computer Science, tried to study by himself all the information he needed to be able to do a better job, reading used books from the public library.
Got a place at Yahoo, but not happy with his contribution in the field of advertising, he is looking for something else. Where? He does an interview at Facebook, but he is rejected.
Going ahead with his own ideas and beliefs based on solid principles such as the importance of privacy and the vanity of advertising, bringing together all of its resources, including knowledge and friendships, has launched an App by the name simple and effective: “WhatsApp“.
Gets a hit that made him reject the proposed one billion dollars from Google and made him able to sell it to Facebook,  for no less than 19 billion dollars, after only one year. Where? Just ahead of former Office of Social Services in which he was used to go to take the food stamps for the poor. An amount distributed equally, in the way that makes him also be one of the major shareholder.
Obviously, the story is intriguing and makes dream. But what lies beneath these figures seems to be even more interesting. Sure, it’s a world unknown to me, but it makes me curious to explore it: what really costs so much?

37 comments

  1. cristinadellamore · ottobre 23, 2014

    Ok, è l’ennesima versione 2.0 del sogno americano, una volta era il lustrascarpe che costruiva un impero industriale.
    In realtà quello che dobbiamo chiederci è perché valga tanto quel giochetto da caricare sui telefonini (che io non ho e non voglio sapere neanche come funzioni): vale tanto perché permette, come Facebook e insieme a Facebook, di conoscere tutto degli utenti, ed i meta-dati, come mi pare si chiamino, valgono tantissimo.
    No, da vendere non alla NSA, non dobbiamo aver paura di trovarci l’antiterrorismo fuori della porta di casa, ma alle Corporation dei beni di consumo che possono far apparire sulle nostre bacheche, o far arrivare nelle nostre mail la pubblicità più adatta a noi (se sei una ragazza, vedrai scarpe, vestiti ed assorbenti igienici, se sei un uomo orologi, automobili e bionde scosciate che ti invitano ad iscriverti ad un club per cuori solitari on line)

  2. Anemone · ottobre 23, 2014

    Perché FB decide di comprare whatsapp per quella cifra?
    Semplice …
    Nella maggior parte dei paesi gli accessi da mobile stanno superando quelli tramite internet, soprattutto in quelli come Cina, Giappone, Tailandia, Corea ( ma anche in occidente). Le persone non possono comprarsi computer e connessione a internet ma un telefono smartphone ormai è alla portata di tutti….
    Nei paesi orientali stava prendendo piede WECHAT( Cina in primis) che non è solo una chat ma nasce con le sembianze di un social network ( io non credo riuscirà mai a diventarlo ma … aspettiamo di vedere….)!!
    Conseguenza: FB decide di accaparrarsi l’altra forma di chat più diffusa sul mercato e non perdere una fetta del mercato Mobile.

    Comunque molto interessante….
    A presto e grazie di questo articolo!!!
    Anemone

  3. lavespae · ottobre 23, 2014

    L’ha ribloggato su La vespa e….

  4. Guido Sperandio · ottobre 23, 2014

    Interessante, tanto da essere spunto per approfondimenti. Anemone, in questo senso, ha dato un contributo notevole 🙂 Altre notizie sarebbero benvenute 🙂

    • carolinsigna · ottobre 23, 2014

      Anemone?

      • Guido Sperandio · ottobre 23, 2014

        Ehi, Anemone, sì certo. Non hai visto il suo commento sopra, prima del mio?
        Le hai pure risposto 🙂

      • carolinsigna · ottobre 23, 2014

        Si! Si! Certo! Che casino! 🙂

    • carolinsigna · ottobre 23, 2014

      aaa!!! siii! Anemone!!!!! Informatissima! Scusa, non sò perhè ho pensato al fiore 🙂

  5. macchinadelpopolo · ottobre 23, 2014

    Mi sento quasi in colpa, perché se erano tutti come me, quello continuava a essere uno sciagurato come il sottoscritto e la sua app poteva mettersela esattamente in quello che stai pensando che stessi per scrivere.

    • carolinsigna · ottobre 23, 2014

      non ti seguo.. ma apprezzo il coinvolgimento 🙂 intendi dire che non l’hai mai usata quest’app? e se così fosse, non capisco il perchè dei sensi di colpa?

      • macchinadelpopolo · ottobre 23, 2014

        ho scritto “quasi”, non che ho sensi di colpa… si, avendola usata per breve tempo e poi stop se tutti facevano come me gli davano 19 dollari per la App (senza la scritta “miliardi”) e mi sarebbe dispiaciuto per lui, poeraccio. 🙂

      • carolinsigna · ottobre 23, 2014

        🙂 capito!

  6. pagurina9 · ottobre 23, 2014

    Racconto affascinante di come tutto possa una mente brillante, quello che ci sta sotto? se facebook ha speso così tanto per accaparrarselo un motivo ci sarà….

  7. Gunnar · ottobre 23, 2014

    Qual è la sua storia fantastica! Non avevo sentito prima.

  8. Mohammad Hussien · ottobre 23, 2014

    Ciao, Hai messo ben racconto! Sai? io credo che sempre le idee grandi si fanno dei piccoli pensieri a patto che si abbia la certezza per il pensiero.

  9. Gunnar · ottobre 23, 2014

    By the way talking about Apps. Do you have the same problem in Italy with the new Secret-app that gives you the oppurtunity for anonymous web surfing? Big problem in my country.

    • carolinsigna · ottobre 23, 2014

      I don’t know, but I don’t think so. At least not for the moment.

  10. makeupraimbow · ottobre 23, 2014

    tutto verissimo… l’informatica dedita ai social…viene strapagata …se vale… e vale se serve a foraggiare il marketing…gira tutto li….nabella menata…però alla fine io che non ho FB per scelta… devo dire che Whatsapp ( io non riesco mai a scriverlo corretto…se ho sbagliato scusate…è come together….una delle mie parole… nere !!!) è utile tt sommato…. del resto… è un IM e a suo modo funziona come deve… che poi dietro ci sia un discorso di MArketing…vabbeh…nn dovremmo nemmeno respirare… per evitare di venire bombardati…

  11. Papillon1961 · ottobre 23, 2014

    In generale dietro a queste cose, dopo che si sono affermate ci sono interessi economici inerenti il controllo del mercato. Resta però la genialità di chi per primo ha l’idea. Questo giustifica l’escalation iniziale. In fondo si tratta di talento. Io uso lo stesso giudizio per artisti e sportivi quando qualcuno si chiede il perché siano pagati così tanto.
    Purtroppo oggi ci sono quelli che facendo cose idiote muovono comunque denaro (es. tronisti, veline, ecc.)

    • carolinsigna · ottobre 23, 2014

      hahahaha! Tronisti, veline, ecc… mi è piaciuto il tuo intervento! Ma ti dirò di più. Pare che all’epoca esistessero già diverse chat simili che non hanno preso lo stesso piede. La sua genialità non è stata tanto nel creare l’idea e metterla in pratica, ma credo fare la differenza con le altre 🙂

  12. saryo73 · ottobre 23, 2014

    Mi ha incuriosito il post. Sappi che anche io sono uno di quelli che non ha Whatsapp e mai lo metterò. Preferisco telefonare al limite, piuttosto che scrivere messaggi e altro. Comunque è vero, è l’ennesimo programma che “cataloga e controlla” gli utenti che ne fanno uso. E io ci tengo ancora alla mia privacy. Se con i social network la società si è già alienata, con questi programmi vedremo sempre meno gente avere un rapporto sociale vero e proprio. E’ questa la cosa triste e tragica.
    Buona serata!

    • carolinsigna · ottobre 24, 2014

      soprattutto, parlando della mia esperienza personale, si riesce a fare una cernita perspicace delle persone e delle cose che veramente interessano. perchè quelle ti trovano SEMPRE. alla fine basta un telefono! tutto il resto sono chiacchiere e passatempo 🙂

  13. Anemone · ottobre 24, 2014

    Si è vero la gente si è alienata con questi social… triste vedere a un tavolo in pizzeria ragazzi ( e purtroppo anche adulti) con i telefoni in mano che non parlano fra loro.

    Però questa è la realtà odierna e non possiamo combatterla, o saremo con Don Chisciotte contro i Mulini a vento. Penso che occorra un’educazione al Social Network che parta dai genitori verso le nuove generazioni che ne sono investite. Io sono ormai fuori età ( generazione anni ’80) quindi ho la capacità cognitiva di saper gestire le cose ma le nuove generazioni vivono di questo. Se impedisci loro però di usarle, crei dei ragazzi, si più sani da un punto di vista, ma disadattati socialmente da altri…

    In medio stat virtus ma soprattutto l’educazione è quella che serve, al saper vivere.

    I social sono certamente parte integrante del Marketing, una volta erano i Media tradizionali, venivi bombardato da pubblicità a tutte le ore….oggi lo fanno attraverso i social.
    Una strategia di MKTG oggi passa dai canali social.

    Whatsapp come wechat vengono utilizzati anche dalle aziende per mettersi in contatto direttamente con i clienti, cosa che prima non accadeva, per creare un’offerta quasi ad hoc e personalizzata. Tutto sommato un strumento utile ma di difficile gestione anche per le aziende.

    Sui social e le Chat bisognerebbe fare una conversazione di ore. Pregi, difetti, opportunità, etc….

    Grazie a voi degli spunti.

    Anemone ( il fiore delicato o la pianta urticante marina…non ho ancora capito quale sono.. 🙂 )

  14. Personaggio in cerca d'Autore · ottobre 24, 2014

    Sono approdato solo di recente su WhatsApp.

    Sin dall’inizio ero molto diffidente perché, a differenza di Facebook (che comunque raccoglie e vende quotidianamente tonnellate di nostri dati personali), WhatsApp funziona ESCLUSIVAMENTE con il numero di telefono come identificativo. Comodissimo su uno smartphone: niente nome utente, niente password, niente email, basta il tuo numero di telefono! E quelli dei tuo amici, ovviamente. L’idea geniale sta tutta qui: dammi il tuo numero di cellulare e sei subito dentro; fammi leggere la tua rubrica e ti metto subito in contatto con i tuoi amici che hanno WhatsApp; non mi dai il permesso? allora ciccia, non usi WhatsApp! Morale, WhatsApp ha sfondato una delle ultime barriere della privacy: ci ha chiesto – e ha ottenuto – il nostro numero di cellulare, insieme a tutti quelli della nostra rubrica. Che siano o meno utenti di WhatsApp non importa, grazie all’effetto “domino” praticamente tutti i numeri di cellulare personali nostri e dei nostri amici, e poi degli amici degli amici, confluiscono quotidianamente nei loro database, ovviamente associati a nomi, cognomi, soprannomi, indirizzi, ecc. dei rispettivi proprietari.

    Ecco perché WhatsApp vale tanto: porta in dote quel patrimonio di dati personali e di contatti diretti che a Zuckerberg mancavano, peraltro relativi ai più giovani, che sempre più preferiscono l’immediatezza del “fumetto verde” all’interfaccia casinista e obsoleta della “F azzurra”. E’ lodevole che i suoi fondatori abbiano basato le loro scelte su “solidi principi” come l’importanza della privacy e la vanità della pubblicità, tuttavia nessuno ci dice se quegli 89 centesimi all’anno, pagati dagli utenti a partire dal secondo anno, siano davvero sufficienti a mantenere in attivo l’azienda. Piuttosto, in breve tempo hanno accumulato un tesoro dal potenziale enorme, e alla fine dei conti lo hanno venduto al migliore offerente. Cosa quest’ultimo se ne farà non ci è ancora dato sapere, ma si sa, sul mercato finanziario il valore di un’azienda di servizi non sta nei ricavi, e nemmeno negli incassi, bensì nel numero di clienti e nel valore dei contratti in portafoglio. E’ il ‘potenziale’ che si vende e si compra a suon di milioni.

    Per lo meno, è come la intravedo io…

    • carolinsigna · ottobre 24, 2014

      beh, allora potresti candidarti, visto che di “potenziale” ne hai da vendere!:-) grazie per aver espresso così bene la tua opinione!

      • Personaggio in cerca d'Autore · ottobre 24, 2014

        Eh eh, in tal caso ti manderò la tessera n. 2 del partito che fonderò. Grazie a te per lo spunto intrigante! 😀

  15. carolinsigna · ottobre 24, 2014

    Una bella pianta ad ogni modo! Concordo con te sui social e vorrei imparare il modo giusto con cui approcciarsi cogliendone i vantaggi che possono offrire. Grazie per la dettagliata opinione! Apprezzatissima!

  16. bigetto · ottobre 30, 2014

    una cosa sola ammiro di whatsapp…e’ veloce e foto e video arrivano prestissimo…

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