PENSIERI RACCOLTI IN UN QUADRO SURREALISTA

Non so se ci sia differenza tra una tela di un dipinto a mano e lo scritto dello stesso scenario. Ma usando le parole direi che non mi sono mai sentita abbastanza bella per te. Ho sempre pensato che non fosse il momento giusto. Eppure da qualche parte dentro me ho continuato a coltivare questa certezza di essere comunque sia tua.  Forse in un dipinto ci metterei le nubi che lungo la linea dell’orizzonte incontrano il sole, i cui raggi si riflettono nel mare tempestoso. O forse una piccola casetta in cima ad una collina, sola e abbandonata, ma dentro calorosa e accogliente. O semplicemente disegnerei una canna arrotolata tra le mani di un ragazzo innocente.

 Uomo, donna, che differenza fa, non siamo mai abbastanza l’un per l’altra. Il tempo passa e le ferite rimangono imperterrite lì, le stesse, forse inaridite dai solchi del tempo. Cosa cambia se si cerca di sfuggire da se stessi, dalle proprie insicurezze? Fin dove si può arrivare? Se quel che lasciamo rimane sempre lì pronto ad accoglierci non appena ci fermiamo.

Voglio descrivere il silenzio. Sembra inquietante. Scuro. Vuoto. Eppure io sento un sacco di voci, di paure. Sembra che lo spazio lasci il tempo alle insicurezze e prendendole per mano ci balli insieme al ritmo delle note di una dolce melodia che come una ninna nanna le addormenta e le mette a tacere, lì nel fondo del loro gomitolo da dove si sono srotolate. 

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