PICCOLE GOCCE

 

Piccole gocce cadono giù a catinelle rimbalzando l’acqua delle pozzanghere. Il cielo grigio sembra piangere. Gli uccellini si sono rifugiati sotto i tetti e aspettano che torni il sole. Anch’io, come loro,  mi sono riparata ad aspettare il sereno, quella luce che ti illumina la mente e ti indica la strada e il calore dei raggi che mi scaldino il cuore e mi diano conforto, rassicurandomi che stia facendo la cosa giusta. Guardo fuori il mondo muoversi imperterrito, senza sosta, con gli ombrelli, le auto e persino in bici. Nulla si ferma. Il tutto continua. Non importa se non c’è il sole. Il mondo va avanti anche con la neve. E’ un miracolo poter avere questo ritaglio di tempo per pensare, per guardare fuori dalla finestra.   Comincio a sentire rumori che prima non percepivo, ad osservare cose che prima non vedevo. Le persone sembrano avere un aspetto diverso, più incisivo, e i profumi sono molto più intensi, le voci più gravi e gli odori più penetranti. Sono molti i pensieri che si mescolano in testa, fanno la lotta. Si sono divisi in due squadre: gli ottimisti e i pessimisti e gareggiano per tutto il giorno. Qualche volta vince il pessimismo, ma poi l’ottimismo prende il sopravvento e li batte di brutto. Dipende dal punto di vista dal quale guardo. A volte mi piace farmi abbattere giusto per essere consapevole anche delle difficoltà, per guardarle in faccia e sfidarle. Non sempre l’importante è vincere, né essere sempre felici. L’importante è essere sé stessi. Sentirsi liberi di sentirsi come ci si sente. Sono grata ogni giorno, per ogni sorriso di chi mi viene a trovare, per ogni bella emozione che provo, per l’amore infinito che sento dentro il cuore.

SHOCK

Sirene, luci blu, rosse, casino bestiale.

– “Non è successo niente, tutto ok, allontanatevi per favore! State indietro!” Dicono gli operatori dei servizi.

– “Ma cosa è successo?” Mi chiedo.

Un incidente. Niente di grave. Cose che capitano. Ogni giorno, continuamente, in ogni parte del mondo. Eppure la gente continua a pensare al proprio da farsi, a correre per le strade in macchina, a prendere la metro e tutto come se nulla fosse mai successo. Nessuno ha tempo di pensare ai fatti degli altri, nemmeno ai propri. Siamo tutti in corsa, abbiamo fretta, dobbiamo fare veloce, non abbiamo tempo da perdere. Ma dove stiamo andando? Dov’è che siamo in ritardo di arrivare?

Come un criceto corre velocissimo sulla propria ruota che gira nella sua gabbia, cosi’ ognuno di noi corre al lavoro per fare i soldi per pagare la casa e da casa al lavoro, senza mai potersi fermare. Imprigionato nella gabbia del sistema, perfetto, che non ammette soste. Chi gira mangia, chi si ferma muore di fame. Ma per quanto veloci si vada e per quanti giri si facciano, non saranno mai abbastanza per uscire fuori dal giro, per liberarsi e finalmente poter almeno per un attimo VIVERE. Nemmeno quando si va in vacanza si è veramente liberi. Anzi,  è una sensazione pagata, comprata, con il sudore dei nostri sforzi sovrumani e sacrifici in più.

Ma che razza di libertà è questa?

A volte però, nelle situazioni peggiori, proprio come questa, di fronte ad un incidente, quando ci si sente storditi, scioccati, incapaci di intendere e volere, senza capire dove siamo ed il perchè, ce ne freghiamo della gente, dell’aspetto, dei colori e dei pensieri degli altri, tiriamo fuori il coraggio e Agiamo! Vengono fuori da noi azioni che non eravamo nemmeno a conoscenza che fossimo in grado di fare. Se ci guardassimo in retrospettiva ci chiederemmo: “IO ho fatto questo? Ma come ho fatto?”

Vi è mai capitato?

Beh, proprio quest’emozione, questa paura della fine che ci spinge, in qualche modo ci risveglia. La solita situazione quotidiana alla quale siamo abituati non ci permette nemmeno di ragionare, di vederci dall’esterno e metterci in discussione.

Ma quando capita qualcosa di inaspettato, di bello o brutto che sia: l’essere sopravissuti per un pelo, di essersi innamorati, o di aver perso qualcuno, allora e solo allora, ci si ferma per un attimo, si riflette, e poi non trovando la risposta giusta, ci si rimette le scarpe da corsa e si torna nel solito giro che almeno ci risparmia la fatica del doverci pensare. In qualche modo è giustificato, sempre dal sistema, dai media, dal pensiero comune, dal fatto che cosi’ fanno tutti. E quindi sembra giusto e l’unica cosa da fare.

Cosa succederebbe però se quella sensazione, quello stato di  SHOCK,  ci rimanesse addosso e ci accompagnasse nelle nostre scelte ogni giorno? Faremmo lo stesso? Cosa cambieremmo?

Quando non t’importa nulla della tua età, della tua condizione economica, delle tue scelte sessuali; quando non ti frega niente del giudizio di chi  ti sta intorno e vuoi solo SOPRAVIVERE! Ogni appiglio è buono per uscire fuori. Ti ci aggrappi, provi a sorreggerti e a tirarti su, con tutta la forza che hai, perchè per quanto piccolo ed insignificante sia, è pur sempre un’opportunità! Una via d’uscita non soltanto da una casa in fiamme, da un auto capovolta, o da un edificio terremotato, ma ogni occasione può essere anche una possibilità di uscire da questo giro a vuoto incessante nella propria gabbia.

Qualcuno mi ha raccontato una storia: parlava di sè, un uomo americano in viaggio a Firenze, Si’, pare che anche agli americani la cultura interessi, o forse la cucina italiana, sta di fatto che tra i vicoli del centro storico trovò finalmente un bagno pubblico. Contento di averlo trovato schiaccia il pulsante della porta ed entra, poi trova le varie cabine, schiaccia il pulsante della prima che trova, la porta si apre ed entra. Una volta fatto tutto schiaccia il pulsante dell’acqua e tira lo sciacquone, per uscire dalla cabina, poi schiaccia il pulsante della porta ed esce. Va a lavarsi le mani e schiaccia il pulsante del rubinetto che fa scorrere l’acqua. Poi schiaccia il pulsante dell’apparecchio che asciuga le mani che comincia a soffiare aria calda e gliele asciuga. Soddisfatto si avvia alla porta d’uscita del bagno pubblico, la guarda e non capisce come si faccia ad aprire. Il pulsante per uscire non c’è. Manca. E’ stato rotto. Al che subito si scompiglia. Prova a gridare, a chiamare qualcuno, peccato però che in orario aperitivo non c’era nessuno che lo sentisse. Erano tutti fuori nelle piazze a divertirsi. Dopo ben 40 minuti di panico, ecco che finalmente entra un ragazzino nel bagno. Lui lo abbraccia incredulo e gli chiede di non chiudere la porta che non si apre. Al che il ragazzino, di 14 anni nemmeno, gli mostra come si chiude e si apre senza alcun pulsante. Semplicemente bastava spingere la porta!

Sconvolta dal proprio limite, Joel, il mio amico americano, esce dal bagno impietrito. Era convinto che per uscire servisse un pulsante da schiacciare. La sua mente era talmente abituata al nesso schiaccio-faccio, che senza schiacciare non si era immaginato nemmeno che fosse possibile uscire da una porta.

Ahm, sarà perchè è Americano! Tutto ipertecnologico, non abituato alla meccanica, alla tecnica diversa dallo tuoch screen. Sarà anche vero, ma come lui lo è, cosi’ anche ognuno di noi. Magari in un altro modo, convinto di qualcos’altro, ma sempre limitato dalle proprie convinzioni e dai limiti impostici dall’abitudine sociale. Cosi’ può capitare anche a noi che non vediamo la soluzione giusta, a credere di avere esigenze che non abbiamo, senza vedere realmente cosa vogliamo.

Ma se qualcosa ci piace, se c’è qualcosa che vogliamo provare a fare, a dire o assaggiare, se c’è una persona che ci piace, o un lavoro che crediamo sia giusto per noi, per il solo motivo che provi questa sensazione di interesse, significa che qualcosa di buono li’ per te c’è. Prova almeno a scoprire che cos’è, prima di rinunciarci. E liberati di ogni convinzione scoraggiante. Cogli quest’appiglio come un’opportunità preziosa, che potrebbe cambiarti. Facendoti cambiare fin dal primo passo, scegliendo di farlo piuttosto che non farlo. Ed il modo in cui fai ogni cosa piccola, determina il modo in cui fai le cose grandi. Sei sempre tu a scegliere se prendere in mano la tua vita e la responsabilità delle tue scelte, con coraggio e consapevolezza, o lasciare che gli altri lo facciano per te, inserendoti nella ruota che fa loro più comodo, facendoti girare, e di corsa, sempre solo attorno, nella gabbia, senza pensieri contribuendo, con il tuo moto incessante, a mandare avanti il sistema, che ti costruisce la gabbia.

A te la scelta! Ma ricordati che sei libero di decidere!

TUTTO PASSA

Non è mai finita. Tutto scorre, tutto passa per lasciar posto a cose sempre migliori. Per risvegliarci e renderci coscienti. Per darci modo di capirsi e farsi il coraggio necessario per poter cambiare quello che non va’. Non è altro che un’enorme opportunità di avere quello che veramente vogliamo, una volta liberateci di quello che non faceva al caso nostro.  Come l’acqua fluisce e si addensa dove c’è spazio, cosi’ ogni cosa prende il suo posto, la sua forma una volta fatto lo spazio necessario.