30 60 90

Lo scenario è questo. Una persona a 30 anni si sveglia la mattina e pensa:

Devo fare questo, poi quest’altro, poi di corsa qui e poi lì..e si sente in grado di cambiare ancora qualcosa, di fare, di essere UTILE in qualche modo a qualcuno.
A 60 anni ci si sveglia e si pensa: come fare a sentirsi meno INUTILE?
A 90 invece, se ci si arriva lucidi: come fare a essere di PESO il meno possibile?

Ma credo sia la natura, il corso della vita. Il fluire del tempo nelle vene del nostro corpo. Accettare i cambiamenti fa parte di questo gioco a cui tutti giochiamo. Certo non è facile. Più si va avanti, più si fa dura. E allora ecco che scatta la caccia al colpevole. Si tende a prendersela un po’ con tutti, senza trovare il responsabile, quello cui si era abituati obbedire. Ci si gira un attimo e di colpo l’immagine riflessa nello specchio è stropicciata.

“Ma quando è successo tutto questo? “Ci si chiede. Proprio ora che sembra aver capito come funziona, non c’è più modo di mettere in pratica. I consigli diventano inopportuni, le parole di troppo, le visite di circostanza.

Il vocabolario la definisce: vecchiaia. E io credo sia la cosa più bella che possa capitare.

Cose fuori luogo

Ci sono alcuni oggetti, tipo una scarpa, che vista addosso ad un bel piede, può piacere. Immaginate però la stessa scarpa in uno scenario diverso: tipo in mezzo ad una strada. È sempre la stessa scarpa in fondo, ma la sensazione che suscita è tutt’altra.
Allo stesso modo credo si debba intendere anche il tempo, le persone, il cibo è tutto il resto. Non è solo questione di ordine. Penso si tratti più che altro di sincronia, di alchimia, di coincidenze. Insomma, della cosa giusta al momento giusto.
Come una fede messa al dito adatto, un bImbo nel grembo della persona che si ama, il sorriso sulle labbra che si vogliono baciare

LA VERA VERITÀ

Mai sentito dire:
– “Vuoi sapere la verità?” Oppure addirittura la “vera verità?”
Beh, non credo nemmeno esista.
Penso sia più che altro un insieme di fattori che oscillano nello spazio e nel tempo. Ruotano attorno ad un orbita, un fatto accaduto, dal quale prendono spunto tutte le conseguenze: emozioni, riflessioni e quant’altro. Sentimenti in continua evoluzione che diventano sempre diversi. Allontanandosi però, i ricordi diventano anche più offuscati. E allora si tende a modellare i rilievi con fantasia pura, fino a ritrovarsi nella mente un quadro surrealista, di cui artefice non siamo altro che noi stessi. Li diamo ogni volta l’interpretazione che vogliamo. A volte ci concentriamo su dei colori, altre su dettagli che ci fanno più o meno comodo. Ma la cosa più divertente è che ogni volta aggiorniamo le immagini, come fosse un profilo social, scavando negli abissi dei nostri pensieri con la stessa spensieratezza con cui ci si aggrappa all’arcobaleno, sperando con tutto il cuore che qualcosa cambi.

Il rovescio dell’estate

A volte capita che l’apparenza inganni. Del tipo la mise di una ragazza, che appena si spoglia, vorresti riavvolgere il nastro. Invece d’estate è proprio il contrario. Ci si conosce in spiaggia, nudi e crudi, poi magari si prende un appuntamento. E quando si esce,  si rimane basiti dal trucco, dal gusto orrido dei tacchi e dallo stile reciproco.

La pioggia è spesso forte, ma dura il tempo di un paio di lampi.

Il sole è caldo, ma l’atmosfera sempre più fredda, tutti più distanti.

Le stesse cose costano sempre almeno il doppio.

Il buio della notte si riduce invece a metà.

L’aria diventa condizionata e la musica life.

Il ghiaccio rimbalza nei bicchieri, l’alcool nei cervelli

scattano le gare di foto sui social

a testimoniare il vano tentativo di divertimento.

Alla fine quel che rimane è solo un ricordo sfocato

e tanta voglia di un altro drink, per dimenticare.

Quanto costa la felicità?

Forse dipende dalla valuta di scambio. Se si pagasse in tempo, forse non basterebbe una vita. Se si trattasse di sorrisi, beh allora forse ne basterebbe uno solo, della persona giusta. Se si trattasse invece di soddisfazioni, credo nessuna. Di obiettivi? Qualunque. E di amore? Il mio!

IL CORAGGIO

È la paura. Penso siano due facce della stessa medaglia. Oppure madre e figlio. Comunque sia è una condicio sine qua non. Se non esistesse la paura, non ci sarebbe nemmeno il coraggio.

È un sentimento inversamente proporzionale allo scorrere del tempo. Da piccoli ci si butta a scattafascio a testa in giù, da grandi si pensa prima di fare ogni passo.

Peccato però che da grandi il pannolino venga accantonato, perché è solo allora che si comincia a farsela addosso veramente.